Si sta formando la nuova “questione meridionale “

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in foto Bagnoli, l'area dell'ex Italsider

Riproponiamo l’articolo di Ermanno Corsi apparso sul Roma di martedì 21 maggio all’interno della rubrica Spigolature

di Ermanno Corsi

Potremmo dire: a nostra insaputa o nella disattenzione generale. Sorprende che tutti parlino della importanza del Sud e del Mediterraneo, ma che ancora non escano piani e progetti credibili, a lunga o breve scadenza, capaci di imprimere una svolta profonda, o almeno un significativo avvio, in quella che si riconosce come un’area fondamentale per il ragionevole sviluppo dell’Italia e dell’Europa nel contesto internazionale. Chiacchierologia a tutto spiano, fiumi di parole che non lasciano intravvedere cosa resta, sul fondo, in termini di problemi e soluzioni. Attendono, pazienti, questioni come Autonomia differenziata; destino della grande Zona a economia speciale (che vede insieme le 8 regioni meridionali); Ponte sullo Stretto; recupero a Napoli dell’area ex Italsider e prospettive dell’acciaio a Taranto; completamento del Pnrr o piano Draghi; rete di trasporti più efficiente in modo da rendere il Sud meno distante dal resto del Paese e nel contesto internazionale.

CHI HA SUONATO LA SVEGLIA. Merito del nuovo direttore del “Mattino”, Roberto Napoletano, aver superato il tradizionale editoriale di presentazione e averlo sostituito con un vero e proprio intervento di carattere programmatico. Auspicato, e fortemente sollecitato, un decisivo “cambio di paradigma” perché “il futuro è qui, nel Sud, motore di sviluppo non solo per l’Italia ma per tutta l’Europa”. C’è pertanto una opportunità storica: il passaggio da area marginale a occasione non ripetibile “per il Nord del Vecchio Continente e per la sponda Sud del Mediterraneo”. Ma attenzione: ”Se ne saremo all’altezza”. Questa la premessa e conclusione dell’agguerrito Roberto Napoletano.

PENSIERO DI ITALO TALIA. Un contributo, per i problemi sollevati, viene da Italo Talia per molti anni docente di Geografia politica e territoriale alla Federico II. ”Forse i nuovi termini della questione, afferma, possono essere individuati nei tanti giovani, istruiti e preparati, che se ne vanno e nei tanti giovani, che non studiano e non lavorano, che restano. I primi rappresentano un costo molto elevato per il Mezzogiorno che si risolve nella perdita di un capitale umano su cui si è investito; i secondi rappresentano un ulteriore costo per il Mezzogiorno con il deterioramento del suo prezioso capitale sociale”.

NIENTE DUELLO. Atteso inutilmente il fatidico 23 maggio quando, forse a reti unificate, avremmo assistito al serrato confronto fra  le due leaders Giorgia Meloni ed Elly Schlein: la premier per sentire “dal vivo” come, con i conservatori uniti dopo il voto di giugno, sarebbe possibile costruire una Unione “differente e migliore”; l’esponente del Centrosinistra per fare un po’ di chiarezza nella pluralità di anime, spesso in disaccordo, su come contrastare  il Centrodestra che, secondo i sondaggi, uscirebbe vincente dalle urne. Lo stop alla Rai imposto dall’Agicom (il format del duello non approvato dalla maggioranza delle liste in campo). Il primo a dolersene, più delle due contendenti, è stato Bruno Vespa che ha parlato di “ultima perversione della par condicio”. Sarebbe così venuto meno “un salto di qualità dell’Italia anche a livello internazionale”.

DALLA LEGA A VANNACCI. Non mancano affermazioni e iniziative sorprendenti. Il “cavallo di battaglia” di Matteo Salvini -vicepremier di un Governo dichiaratamente europeista, filoatlantico e legato ai valori dell’Occidente- appare lo slogan: “Meno Europa in Italia e più Italia in Europa”. Sembra difficile non comprendere la pericolosa contraddizione in termini, a meno che non si rimpiangano isolazionismo e chiusure autarchiche. Un altro leghista, il senatore Claudio Borghi, preannuncia la richiesta che, accanto alla bandiera italiana sventolante sugli edifici pubblici, non compaia più la bandiera dell’Europa comprendente tante stelle quante sono le nazioni che compongono l’Unione. Vannacci ci mette del suo “per una questione estetica e semantica”. Rileva che tra il blu e le stelle gialle non c’è nemmeno un animale a simboleggiarci: la Russia c’ha l’orso, gli Usa l’aquila. Antonio Tajani, vicepremier, risponde così al generale: ”Le stelle della bandiera europea sono le 12 stelle che cingono il capo della Vergine e simboleggiano le insegne cristiane dell’Europa, l’azzurro è il colore del manto della Vergine”. Consiglio a Vannacci: scherza coi fanti (i poveri militari a te sottoposti) ma lascia stare i simboli che hanno grande valore culturale, morale e spirituale.