Non basta indignarsi di fronte all’ennesima tragedia né affidarsi alla stanchezza di un bollettino che somiglia sempre più a un bollettino di guerra. Per la Federazione Medie e Piccole Imprese (Fmpi) il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro e nei cantieri richiede oggi un cambio di paradigma radicale, che mandi in soffitta la burocrazia cartacea per abbracciare un modello basato su efficienza tecnologica, responsabilità condivisa e visione d’impresa evoluta.
A rimarcarlo è la presidente nazionale di FMPI, Antonina Terranova, la quale evidenzia come la tutela della vita umana debba uscire dal perimetro degli obblighi formali per diventare il pilastro strategico attorno a cui ruota il valore stesso del fare impresa nel nostro Paese.
«Viviamo in un’epoca in cui la transizione digitale e l’innovazione toccano ogni settore produttivo, eppure registriamo ancora troppi infortuni legati all’improvvisazione, alla superficialità o alla carenza di filiere di controllo efficaci – dichiara Antonina Terranova –. La memoria delle vittime e le ricorrenze istituzionali sono fondamentali per non abbassare la guardia e ricordare ogni giorno il dramma delle famiglie, ma la verità è che non possiamo più limitarci a rincorrere l’emergenza. Oggi serve un patto industriale forte, che ponga le piccole e medie imprese nelle condizioni di mettere in totale sicurezza i reparti e i cantieri non perché costrette da una sanzione, ma perché consapevoli che la protezione della lavoratrice e del lavoratore è il primo indice di civiltà e di sostenibilità aziendale».
Entrando nel merito delle criticità quotidiane vissute dal tessuto produttivo, la presidente di Fmpi pone l’accento sulla sostenibilità economica degli interventi e sull’accesso all’innovazione: «Guardiamo in faccia alla realtà economica senza ipocrisie: per molte micro, piccole e medie imprese, sostenere i costi di una sicurezza corretta, avanzata e a norma rappresenta un carico finanziario e burocratico estremamente pesante, che rischia di farla percepire erroneamente come un costo che potrebbe essere comprimibile. Le nostre PMI non possono essere lasciate sole in questa sfida. Oggi disponiamo di tecnologie straordinarie – dai dispositivi indossabili smart che monitorano i parametri di rischio nei cantieri, ai sensori predittivi sui macchinari – che possono fare la differenza tra la vita e la tragedia. Le imprese sane, che rappresentano la maggioranza del nostro sistema produttivo, vogliono investire nella protezione delle e dei dipendenti e in questa transizione tecnologica, ma non possono essere schiacciate o penalizzate da una selva di norme puramente sanzionatorie. Per questo chiediamo con forza alle istituzioni di voltare pagina, introducendo sgravi mirati, incentivi strutturali e credito d’imposta per chi adotta dispositivi intelligenti e soluzioni predittive. La sicurezza non deve mai essere un lusso o un peso insostenibile per chi fa impresa onestamente».
Un richiamo netto viene rivolto anche all’alleanza quotidiana nei luoghi di lavoro e nei cantieri, alla formazione e alla crescita di una nuova coscienza collettiva che parte fin dai banchi di scuola: «La sicurezza è una strada a doppio senso che richiede la massima cooperazione all’interno dell’azienda di qualunque dimensione e comparto produttivo – prosegue Terranova –: se da un lato l’impresa ha il dovere assoluto e morale di garantire una formazione tecnica e comportamentale continua, capillare e di altissima qualità, dall’altro è fondamentale consolidare una cultura condivisa in cui ogni lavoratrice e ogni lavoratore sia messo nelle condizioni di operare senza mai cedere alla tentazione di aggirare le procedure perché pressato, per fretta o consuetudine. La protezione della vita umana nasce da un’alleanza quotidiana nei reparti e nei cantieri, dove il rispetto delle regole diventa un patrimonio comune. Questo salto culturale, tuttavia, deve essere coltivato attraverso un’azione educativa che parta dai percorsi di studio tecnici e professionali, formando una nuova generazione di imprenditrici, imprenditori, lavoratrici e lavoratori per cui la tutela della salute e sicurezza sia una priorità condivisa. Chi abdica al proprio dovere di sicurezza tradisce il valore stesso del lavoro e il futuro del Paese».
«Ogni turno di lavoro deve concludersi con il ritorno a casa sano e salvo di ogni lavoratrice e lavoratore. Non esiste margine di profitto, pressione di consegna o logica di risparmio che possa giustificare il minimo rischio sulla pelle delle persone. La FMPI continuerà a fare la sua parte, pretendendo giustizia, rigore assoluto e un sistema Paese capace di sostenere e premiare concretamente chi fa della dignità e sicurezza umana la priorità assoluta di ogni progetto industriale», conclude Antonina Terranova.







































