Simest incontra le aziende italiane all’Ambasciata di Pechino

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In foto Ettore Sequi e Alessandra Ricci

Simest – società che insieme a Sace costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti – ha incontrato a Pechino gli imprenditori italiani presenti nel Paese per illustrare le possibilità di supporto per le aziende che vogliono crescere a livello internazionale e consolidare la propria presenza all’estero. Ospite dell’Ambasciata d’Italia, l’amministratore delegato, Alessandra Ricci, ha preso parte ad un seminario sugli “Strumenti finanziari pubblici di sostegno alle imprese italiane in Cina” organizzato in collaborazione l’Agenzia Ice e la Camera di Commercio Italiana in Cina. All’evento, inserito nell’ambito dei seminari “La Cina cambia, l’Itala riparte” dedicati alle sfide per le aziende italiane nel Paese, hanno preso parte circa 100 imprenditori, manager e professionisti del mondo della consulenza collegati, per la prima volta, dall’Ambasciata di Pechino, in modalità di videoconferenza da sedi della rete diplomatica italiana in Cina (Shanghai, Canton, Chonqqing, Hong Kong). I contenuti videoregistrati del seminario saranno visualizzabili inoltre dal sito dell’Ambasciata Italia a Pechino. Ad aprire i lavori l’Ambasciatore Ettore Sequi, che ha sottolineato l’importanza di mantenere un canale comunicativo diretto tra Istituzioni e imprese italiane in Cina. “La Cina con oltre 11 miliardi di euro di esportazioni nel 2016, è il primo mercato di destinazione per i beni italiani in Asia-Pacifico e rappresenta un terzo del valore complessivo. L’Ambasciata collabora da tempo le imprese italiane in Cina per cogliere al meglio le nuove opportunità offerte da un’economia dinamica e in trasformazione: dalla “Nuova Via della Seta” al programma “Made in China 2025″, dall’e-commerce alle opportunità nelle nuove aree urbane sempre più ecosostenibili, fino ai Giochi Olimpici invernali di Pechino del 2022. In tale ottica, far conoscere gli strumenti finanziari pubblici a sostegno alle imprese italiane che vogliono commerciare o investire in Cina o con la Cina è fondamentale in un mercato che offre, allo stesso tempo, opportunità e sfide di varia natura”. L’Ad di Simest ha evidenziato come “La Cina è uno di quei 15 Paesi che abbiamo selezionato tra i must per far volare il Made in Italy, che complessivamente varranno più di 100 miliardi nel 2020 e che quindi sono destinazioni imprescindibili per il nostro export”, ha detto Ricci. Guardando anche ai mercati limitrofi, nell’intero Far East le risorse mobilitate da Sace nel 2017 sono pari a circa 89 milioni di euro, con un’esposizione al 30 settembre pari a 820 milioni circa. Oltre ad essere uno dei favoriti Paese di sbocco per l’export, valutata in termini di Investment Opportunity Index la Cina è nuovamente ai primi 5 posti al mondo ed è quindi attrattiva per le nostre imprese che vogliono effettuare investimenti diretti all’estero. Non è un caso che per l’attività di acquisizione di partecipazioni di Simest il Paese rappresenti storicamente una meta di massimo rilievo: “Attualmente abbiamo in portafoglio 44 investimenti diretti in aziende di gruppi italiani, per un valore di 46 milioni di euro, mentre storicamente abbiamo acquisito 158 partecipazioni per 207 milioni di euro”, ha affermato Ricci. Ma il compito del Polo dell’export e dell’internazionalizzazione non è solo quello di consolidare la forza delle imprese italiane già internazionalizzate, ma anche quello di aiutare le più piccole a muovere i primi passi verso la crescita all’estero. “Lo facciamo attraverso i Finanziamenti agevolati Simest per l’internazionalizzazione, che consentono alle aziende di conoscere e farsi conoscere, coprendo a tassi molto bassi, attualmente lo 0,082% annuo, le spese per studi di fattibilità, per partecipare a Fiere e Missioni di Sistema, per aprire un primo ufficio di rappresentanza, per rafforzarsi a livello patrimoniale ed essere più competitivi sull’export”, ha concluso Ricci, sottolineando che Simest ha accolto concesso complessivamente 301 milioni di euro per 408 operazioni di finanziamento riferite alla Cina, di cui 90 operazioni solo nell’ultimo anno”.