Sindrome di Marinesco-Sjögren, nuove speranze dalla ricerca italiana

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Dalla ricerca italiana arriva una speranza per gli “angeli con un’ala soltanto”. E’ così che l’associazione ‘Gli amici di Matteo’, nata nel 2012 per rappresentare le poche famiglie italiane colpite dalla sindrome di Marinesco-Sjögren (Mss), chiama i bambini affetti da questa rara malattia neuromuscolare causata da mutazioni del gene Sil1. Difficoltà di coordinamento e di parola, una debolezza muscolare che impedisce di stare in piedi e camminare, ipogonadismo, cataratta congenita e disabilità mentale sono i sintomi principali della patologia, un’atassia cerebellare contro cui viene ora identificato un possibile trattamento farmacologico: bloccando un enzima chiamato Perk, nei topi è stato possibile rallentare la morte dei neuroni del cervelletto e migliorare la funzione motoria. Il lavoro, firmato dall’Irccs Istituto farmacologico Mario Negri di Milano in collaborazione con l’università degli Studi G. D’Annunzio di Chieti-Pescara, è finanziato dalla Fondazione Telethon e pubblicato su ‘Human Molecular Genetics’. “Il gene Sil1 è importante per il ripiegamento e il trasporto delle proteine destinate alla membrana cellulare o a essere esportate all’esterno della cellula – spiega Roberto Chiesa, responsabile del Laboratorio di neurobiologia dei prioni dell’Istituto Mario Negri che ha coordinato lo studio – In questa malattia Sil1 è difettoso e le proteine si accumulano all’interno della cellula attivando un segnale di stress che, se non viene risolto o contrastato, porta la cellula a ‘suicidarsi’. Un enzima, la chinasi Perk, media proprio uno di questi segnali di stress. Abbiamo quindi deciso di verificare se un farmaco sperimentale in grado di bloccare l’attività di Perk avesse effetti protettivi in un modello animale della malattia – il topo woozy – che riproduce le caratteristiche principali della patologie, cioè la degenerazione del cervelletto e dei muscoli scheletrici, e sviluppa nel tempo un’andatura traballante”. “L’idea che bloccare Perk potesse funzionare era supportata da esperimenti fatti utilizzando un modello cellulare della malattia”, ricorda Michele Sallese dell’università abruzzese che ha collaborato allo studio. I test “dimostravano che l’inibizione di Perk ripristinava almeno in parte il trasporto delle proteine nella cellula” e infatti, “somministrando l’inibitore di Perk ai topi woozy, siamo riusciti a ritardare la degenerazione dei neuroni e l’insorgenza dei sintomi clinici, con un miglioramento della funzione motoria che si è protratto nel tempo”.
Gli autori invitano alla cautela: “Il farmaco sperimentale che abbiamo utilizzato ha alcuni effetti indesiderati, in particolare sulla funzione del pancreas”, avverte Sallese. “Tuttavia – precisa – sono già in sperimentazione composti più sicuri, alcuni dei quali già usati per altri scopi nell’uomo, che sembrano avere la stessa capacità di inibire Perk e produrre effetti benefici in modelli murini di malattie da prioni (la ‘mucca pazza’ per intenderci) e che vorremmo provare nei topi woozy”. Siccome i sintomi della Mss appaiono nei primi anni di vita ed evolvono rapidamente fino a stabilizzarsi, consentendo una durata di vita pressoché normale, secondo i ricercatori “una terapia che prevenga o rallenti l’evoluzione della malattia avrebbe un impatto enorme sulla qualità di vita dei pazienti”.