Sistema moda, missione a Belgrado. Erich Cossutta: Ecco perchè investire in Serbia conviene

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Una delegazione di imprenditori campani del sistema moda e tessile-abbigliamento, con brand di rilievo nazionale e internazionale, sarà in missione a Belgrado entro l’inizio del 2016, ospiti di Confindustria Serbia, per siglare collaborazioni commerciali e cogliere alcune opportunità di investimento nel Paese balcanico. Il programma dell’iniziativa, che sarà perfezionato e presentato nel corso della prossima assemblea di Confindustria Serbia, in programma a fine settembre, rappresenta il “secondo tempo” di una analoga missione svolta con esito positivo la scorsa estate, quando i vertici dell’associazione imprenditoriale – che ha il compito di favorire gli scambi e gli investimenti tra Italia e Serbia – sono stati a Napoli per presentare le occasioni di business fra i due Paesi. A illustrare le opportunità di cooperazione in questa intervista è il Presidente di Confindustria Serbia Eric Cossutta, 40 anni, triestino, imprenditore attivo nel settore trasporti e logistica, presidente della sezione Trasporti di Confindustria Trieste e con esperienza associativa fra i Giovani imprenditori di Confindustria come delegato all’internazionalizzazione durante la presidenza di Matteo Colaninno e responsabile nazionale nella confederazione dei Giovani imprenditori europei sotto la presidenza di Federica Guidi.

Perché investire in Serbia conviene?

Perché è un paese in cui non si va semplicemente per delocalizzare e trasferire la produzione, ma per investire affiancando la produzione a quella che resta nella propria nazione. La Serbia è infatti un ottimo ponte per estendere la propria attività in Russia e in altri mercati dell’Europa dell’Est.

Per quale motivo?

E’ l’unica nazione, ad esempio, ad avere rapporti di libero scambio con Russia, Bielorussia, Kazakhstan e Turchia, paesi con i quali forma una comunità doganale. Chi produce in Serbia, in pratica, è come se producesse in Russia: le merci esportate in questi paesi sono estremamente competitive perché ad esse non vengono applicati dazi.

Quali sono gli altri vantaggi?

La vicinanza con l’Italia: Belgrado è a un’ora di volo da Roma o Milano e si viaggia con Alitalia. I costi di produzione sono molto bassi, i tempi per avviare gli investimenti sono rapidi e certi, con procedure chiare e semplici e autorizzazioni che arrivano entro un periodo prestabilito. E’ un Paese a burocrazia zero, con la possibilità di contrattare incentivi e concessioni direttamente con le municipalità serbe. Per gli imprenditori italiani che si lamentano della burocrazia italiana, lenta e soffocante, è un vantaggio non da poco. Anche la tassazione è certa, semplice e sostenibile, con il regime vigente di flat tax. Per quanto riguarda gli incentivi, c’è un contributo a fondo perduto erogato agli imprenditori pari a 10mila euro per ogni dipendente assunto

E sul fronte delle aree industriali e dei servizi alle aziende?

Alcune municipalità hanno creato cluster e distretti in vari settori organizzando aree attrezzate “chiavi in mano” e dando la possibilità agli investitori di partire subito nell’attività d’impresa. Tra l’altro in Serbia la competitività a livello territoriale è omogenea, non c’è un Nord sviluppato e un Sud in difficoltà, come in Italia.

Quali sono i settori più interessanti per le aziende che vogliono investire in Serbia?

In primo luogo il metalmeccanico. Nell’indotto automobilistico c’è una consistente presenza di aziende, molte delle quali campane, che hanno seguito lo sviluppo della Fiat. Oggi in Serbia sono prodotte circa 100mila autovetture all’anno. Il settore automobilistico è una delle principali voci dell’export del Paese.

E poi?

Il tessile abbigliamento e il sistema moda, anch’essi ben rappresentati dalla presenza di aziende italiane. Nel Nord del Paese, in particolare, c’è una grande produzione di calze, scarpe, costumi da bagno e maglieria, con aziende che lavorano per marchi di fama internazionale e complessivamente con migliaia di dipendenti. Le aziende campane hanno un ruolo importante anche nei mezzi di trasporto e nella distribuzione: buona parte dei collegamenti via mare con l’Italia è assicurata dalla compagnia di navigazione dell’armatore partenopeo Manuel Grimaldi.

Come nasce Confindustria Serbia?

Quattro anni fa, come evoluzione di una associazione territoriale aderente al sistema Confindustria. Raggruppa al momento un centinaio di aziende italiane operanti in Serbia ed è parte di Confindustria Balcani, la Federazione delle imprese italiane nel Sud Est Europa che rappresenta un network di più di mille aziende. Abbiamo realizzato missioni in numerosi paesi dell’Europa orientale fra cui quelle in Romania e Bulgaria con il Presidente Giorgio Squinzi e il vicepresidente Edoardo Garrone.

Come siete organizzati sul territorio campano?

Il nostro punto di riferimento nel Mezzogiorno è l’avvocato napoletano Marcello Lala, che tra l’altro ricopre un ruolo di grande autorevolezza e responsabilità come commissario del governo della Repubblica di Srbska, localizzata tra Serbia e Bosnia, per la lotta alla corruzione. E’ stato lui a organizzare la missione di Confindustria Serbia a Napoli lo scorso anno e sarà lui a coordinare la delegazione campana del sistema moda in Serbia fra qualche mese.