Sliding doors in Campidoglio: tutti gli addii

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Roma, 2 ago. (AdnKronos) – di Marta Repetto

Non c’è pace in Campidoglio. In carica dal 22 giugno 2016, la sindaca di Roma Virginia Raggi ha visto infatti non solo sgretolarsi in poco più di 12 mesi la giunta lentamente messa insieme dopo l’elezione a prima cittadina, ma ha anche dovuto fare fronte agli addii eccellenti di alcune fra le cariche più prestigiose delle partecipate della Capitale. Tra assessori dimissionari o revocati, inchieste, arresti e infinite polemiche, quello di Raggi rischia di essere ricordato come l’incarico record per defezioni e colpi di scena.

Il primo scossone in Aula Giulio Cesare arriva esattamente il 31 agosto 2016 quando, a poco più di due mesi dalla nomina, il capo di gabinetto capitolino Carla Raineri si dimette, sollecitata dalla sindaca in seguito al parere dell’Anac sull’illegittimità della sua nomina (parere poi giudicato infondato dalla Corte dei Conti). Una mossa – denuncerà il magistrato Raineri più tardi in un memoriale consegnato agli inquirenti – studiata a tavolino dal cosiddetto ‘Raggio Magico’, il gruppo ristretto di fedelissimi della sindaca formato da Raffaele Marra, Salvatore Romeo e Daniele Frongia, rispettivamente capo del personale, capo della segreteria politica e vicesindaco. La colpa di Raineri? Secondo il magistrato, aver chiesto l’allontanamento proprio di Marra e Romeo, intoccabili per la sindaca.

Ma le dimissioni di Raineri sono solo la punta dell’iceberg: in polemica con Raggi e in solidarietà con l’ex capo di gabinetto capitolino, nello stesso giorno si dimette anche un altro pezzo fondamentale della giunta, l’assessore al Bilancio Marcello Minenna. Il 1° settembre 2016, giorno successivo all’addio di Minenna, proprio in virtù delle dimissioni dell’assessore, si dimettono anche l’amministratore unico di Ama, Alessandro Solidoro, e Armando Brandolese e Marco Rettighieri, rispettivamente amministratore unico e dg dell’Atac.

Una settimana dopo, siamo all’8 settembre 2016, la sindaca Raggi si trova ancora una volta nei guai: indagato per abuso d’ufficio, l’ex procuratore regionale della Corte dei Conti e neo assessore al Bilancio Raffaele De Dominicis, scelto in sostituzione di Minenna solo 4 giorni prima, si vede revocare la nomina dalla sindaca perché “privo dei requisiti previsti dal Movimento”.

E nella stessa giornata arriva anche un altro durissimo colpo per Raggi, con le dimissioni del mini direttorio romano del M5S incaricato di supportarla nelle prime fasi di governo della città: Raggi dice così addio anche ai compagni di partito Paola Taverna, Fabio Massimo Castaldo e Gianluca Perilli.

Tre mesi di calma e la notte del 13 dicembre 2016 arriva un altro fulmine a ciel (quasi) sereno, dritto sul Campidoglio. Raggiunta da un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta sui rifiuti, l’assessora all’Ambiente Paola Muraro si dimette pur dichiarandosi estranea ai fatti. Una “scelta di coerenza nei confronti dei dettami del Movimento” che porterà con sé un lunghissimo strascico di polemiche fra la stessa Muraro e i vertici pentastellati dopo l’annuncio di Grillo delle modifiche apportate al Codice di comportamento M5S in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie.

Tre giorni più tardi, il 16 dicembre 2016, arriva la scossa che fa tremare Roma e il Movimento.
Il capo del personale e fedelissimo di Raggi Raffaele Marra viene arrestato per corruzione insieme all’imprenditore Sergio Scarpellini nell’ambito di un’inchiesta sulla compravendita di una casa Ensarco. In conseguenza dell’arresto di Marra, il capo della segreteria politica della sindaca Salvatore Romeo – che ha presentato Marra a Raggi – viene rimosso dall’incarico, mentre il Movimento chiede un passo indietro alla prima cittadina anche sul ruolo di Daniele Frongia, il vicesindaco ‘ridimensionato’ poi ad assessore allo Sport.

E’ il 2 febbraio 2017 e dalle pagine de l’Espresso scoppia intanto il ‘Polizzagate’: Romeo – scopre per primo il settimanale – ha infatti stipulato una polizza in favore della sindaca, che viene indagata insieme al suo ex fedelissimo ed ex capo segreteria.”Sono sconvolta – dirà la sindaca in attesa della chiusura delle indagini, avvenuta il 20 giugno scorso -. Non ero a conoscenza di questa polizza, mi hanno detto che è uno strumento che può essere utilizzato per fare investimenti. Io non ne ero assolutamente a conoscenza”. Le polizze stipulate in favore di Raggi, si scoprirà più tardi, sono due.

E’ intanto il 14 febbraio 2017 e, nemmeno due settimane dopo lo ‘scandalo polizze’, a san Valentino l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini rassegna le sue “dimissioni irrevocabili” dalla carica. Tra i motivi dell’ennesima e tormentata defezione, i dissapori relativi alla costruzione del nuovo Stadio della Roma e, soprattutto, le frasi pronunciate da Berdini in un’intervista nella quale giudicava Raggi “inadeguata” al ruolo mentre alimentava il sospetto di una relazione fra la sindaca e l’ex capo della segreteria Romeo.

Si arriva così al 28 luglio 2017 quando a Bruno Rota, direttore generale Atac, vengono ritirate le deleghe in seguito a una sua durissima intervista sulle condizioni dell’azienda di trasporti romana e allo scambio di accuse al vetriolo con il presidente della commissione capitolina Mobilità, Enrico Stefàno reo – secondo l’ex dg – di aver chiesto favori per “giovani da promuovere” in azienda. Una vicenda che riserva tuttavia un altro colpo di scena: in disaccordo con la gestione del Campidoglio, Rota si era in realtà già tirato fuori dall’incarico venerdì 21 luglio, presentando in quella data una lettera di dimissioni all’amministratore unico Atac Manuel Fantasia – anch’egli poi privato delle deleghe.

Ma i conflitti non vanno certo in vacanza e non risparmiano nemmeno la tranquillità dell’estate. Agosto si apre con un nuovo addio – seppur parziale – a Virginia Raggi: martedì 1° agosto 2017 scoppia infatti ‘l’affaire Mazzillo’. L’assessore capitolino al Bilancio Andrea Mazzillo, “preso atto, attraverso una chat, dell’intenzione della sindaca di nominare altri due assessori: uno con delega ai Lavori Pubblici e l’altro con delega al Patrimonio e Politiche Abitative, senza avermi neanche informato”, rimette infatti la delega al Patrimonio nelle mani di Raggi.

Se l’affaire Mazzillo è solo l’ultimo atto scritto nelle cronache di un anno vissuto ‘pericolosamente’, tra caos Atac, pressioni sulla sindaca dai vertici del Movimento e una Capitale che sembra non avere ancora trovato una direzione stabile, c’è da giurare che quella di Raggi sarà – esattamente come il torrido clima di Roma – una lunghissima estate bollente.