Slow is Good: un premio per cibo e arte

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di Angela Cerritiello

Il pensiero per sua natura è lento. Lenti sono i meccanismi cerebrali, lenti sono quelli creativi. La lentezza che oggi percepiamo talvolta come una virtù, talvolta come un vezzo, altro non è, in realtà, che il tempo in cui normalmente agisce o dovrebbe agire l’organismo umano, soprattutto per quanto concerne la sfera della ratio così come quella della fantasia, di un pensiero logico-sequenziale così come quello creativo. Sarebbe impensabile immaginare un Picasso frettoloso davanti alle sue demoiselles d’Avignon o un Lucio Fontana che taglia sbrigativamente la tela. L’arte è lenta. L’arte si prende i suoi tempi e non cede alla prepotenza di un tempo spedito, superficiale, incalzante. Ed è questa la direzione in cui Giuseppe Leone, in veste di direttore artistico del Palazzetto delle Arti del fortore e del Sannio, con sede lo storico Palazzo Angelini di Buonalbergo, sta lavorando per promuovere quell’idea vincente e oggi così inconsueta di Slow Art. Il concept, che ha trovato respiro in una mostra presentata la scorsa domenica 14 gennaio 2018, è stato realizzato all’interno dell’iniziativa Slow is Good. L’evento ha riproposto, in una chiave totalmente inedita, la collaborazione nell’ambito del POC Campania 2014/2020 dei comuni fortorini di Buonalbergo, Baselice, Castelfranco in Miscano, Ginestra degli Schiavoni, San Giorgio La Molara e San Marco dei Cavoti, attraverso delle istallazioni artistiche capaci di trasformare il prodotto di punta di ciascun borgo in una peculiare e unica opera d’arte. Ogni stanza dello storico Palazzo ospita la rappresentazione di uno dei comuni partecipanti al progetto di promozione del territorio, arricchita, ciascuna, da una delle sei opere astratte realizzate lo scorso mercoledì 3 gennaio dalla popolazione buonalberghese con “Tutto Astratto- Astratto di Tutti”, dove l’arte si è fatta democratica sfuggendo parametri creativi istituzionalizzati. E ancora le opere inedite dialogavano con gli oli di tema campestre dell’artista Virginia Tomescu Scrocco vissuta a cavallo tra XIX e XX secolo. Un ‘arte dai canoni e i toni di inizio novecento così ben inserita in un contesto innovativo ed inedito. Un’esposizione che, sul gioco della narrazione di gastronomie e tradizioni, di aree peculiari e paesaggi collinari, diventa slancio propulsivo.
“Ognun o di noi non si identifica in quello che dice, ma in quello che fa e questo è ciò che abbiamo fatto noi, riconoscendo in Palazzo Angelini il Palazzetto delle Arti del Fortore e del Sannio. L’arte, in fondo, è spinta motrice, è volano di economie”, commenta Giuseppe Leone. E sono state proprio le opere di Leone ad accompagnare l’allestimento. Alcune, selezionate con cura proprio nei termini dell’appartenenza al territorio Sannio, erano state realizzate a quattro mani con Luciano Caruso, altre sono state poste a cornice del momento dialogico, modulato da Mario Esposito, presidente del Premio Penisola Sorrentina. Un trittico, presentato nell’ambito de L’Arte del Gusto – Il Gusto dell’Arte, in collaborazione con lo Chef Pietro Parisi, nello spazio istituzionale “La Piazzetta” del Padiglione Italia per Expo 2015, che si compone, proprio in senso materico e strutturale, degli elementi chiave della cucina mediterranea, intersecandosi con un idea di legame con la propria terra che rende l’idea di arte e cultura assolutamente trasversale, era accompagnato dalla performance di una “massaia” nei tradizionali abiti buonalberghesi, atta ad impastare il pane. Il dibattito, invece, ha visto l’avvicendarsi delle voci del Sindaco di Buonalbergo, Michelantonio Panarese, che ha insistito sulla necessità di promuovere i prodotti che il territorio ha da offrire mantenendo standard di qualità altissimi e stringendo collaborazioni solide tra i comuni, sul “fare sistema”, e di quello del borgo potentino di San Fele, Donato Sperduto. Tra gli ospiti anche il consigliere regionale, l’on. Erasmo Mortaruolo, il responsabile Stapa-Cepica Benevento, Marco Balzano, l’ing. Roberto Formato, che ha sottolineato l’importanza di creare un’offerta turistica continua ed in linea con le specificità dell’area-Fortore, e Roberto Fiorino, presidente Associazione Smart Fortore. Il dialogo ha poi trovato conclusione con la consegna della Prima Edizione del Premio Slow is Good Arte a Gaetano Pascale, presidente Slow Food Italia e a Pietro Parisi, chef contadino, che ha accolto con queste parole il Premio: ” I contadini sono l’epicentro delle idee dei giovani chef di oggi: bisogna essere orgogliosi di essere figli di questa terra, figli del Sud. Le tradizioni e le radici sono il nostro investimento. Ci deve essere un biglietto di andata, ma anche quello di ritorno, capendo che alla terra non possiamo solo chiedere, ma dobbiamo innanzitutto dare.”
Tra i premiati lo stesso Mario Esposito che ha congedato il pubblico invitandolo ad una degustazione dei prodotti enogastronomici promossi da Slow is Good. Il Palazzetto si è inoltre arricchito della rappresentazione in scala di un antico frantoio realizzata dall’artista Alessandro Del Gaudio, nonché delle opere in marmo vitulanense dello scultore Mariano Goglia, in mostra per l’occasione. Slow art non si configura semplicemente come un’esposizione fruibile alla vista, ma come momento esperienziale altissimo. La varietà delle opere proposte non si esaurisce quindi nella ricchezza dell’allestimento, ma anzi trova uno stimolo profondo nel substrato di rimandi intellettuali tra le opere di Leone e quelle della Tomescu, tra una nuova interpretazione dell’astratto e una nuova rappresentazione del presente, sfidando la tirannia della velocità. E’ questa una delle mission che il Palazzetto delle Arti del Fortore e del Sannio incarna. Si ribadisce così l’idea di che il tempo dell’arte, così come quello del cibo, debba abbandonare la frenesia della modernità, tornare alla cultura di radici e tradizioni per guardare al futuro con occhi limpidi. E’ Leone che ricorda ancora una volta come fu Henri Matisse a sottolineare l’importanza della lentezza in arte. Slow art in un certo senso ripercorre quella strada, ma non solo. Reinventa l’idea di un processo produttivo di stampo tradizionale e qualitativamente elevato, ricodifica i canoni di cosa l’arte sia incastonandola in un nuovo rapporto con le realtà locali e gastronomiche. A volte per comprendere la realtà bisogna semplicemente cambiare il punto di vista ed è forse più facile farlo scegliendo il punto di vista dell’arte. Scriveva non a caso Matisse: “Vedere è già un atto creativo che richiede impegno. Tutto ciò che osserviamo nella vita quotidiana subisce, più o meno, la deformazione prodotta dalle abitudini acquisite (…). Lo sforzo che ci vuole per liberarsene esige una sorta di coraggio; e questo coraggio non può mancare nell’artista, che deve vedere ogni cosa come fosse la prima volta”.

Slow is Good un premio per cibo e arte