Smart working, Bruno Scuotto (Fondimpresa): Servono regole per andare oltre l’emergenza

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In foto Bruno Scuotto, presidente di Fondimpresa

“Quello di questi mesi non è il vero smart working, ma una modalità utilizzata in una fase d’emergenza”. Ad affermarlo, in un’intervista ad Avvenire all’indomani dell’incontro tra il ministro Nunzia Catalfo e i sindacati, è Bruno Scuotto, presidente di Fondimpresa. “Solo una regolamentazione ad hoc – aggiunge Scuotto – può sciogliere i nodi che si sono venuti a creare con l’accelerazione, imposta dalla pandemia, del lavoro a distanza”. Ma, attenzione: secondo il presidente di Fondimpresa “serve un quadro chiaro ma anche flessibile”. “Si potrebbe – continua – pure optare per un protocollo, senza per forza scrivere una nuova legge, in cui su alcune questioni si lasci la libertà di decidere in base ad accordi individuali. Non è semplice perché occorre coniugare varie esigenze: dal diritto alla disconnessione (per i lavoratori) alla misurazione del rendimento (per le imprese)”.

L’incontro tra il ministro Nunzia Catalfo e Marco Carlomagno (Cse)

Per Marco Carlomagno, segretario generale della Confederazione Indipendenti dei Sindacati Europei (Cse), che ieri ha incontrato virtualmente il ministro, “è necessario adattare e modificare il quadro normativo delineato dal comma 263 del Decreto rilancio”. “Per quanto concerne il lavoro agile a regime – aggiunge -, abbiamo confermato la sua strategicità come fattore di innovazione organizzativa e dei processi, di miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza, di aumento della produttività, di conciliazione vita-lavoro, di miglioramento dell’ambiente e della vivibilità delle nostre città”. Per Carlomagno occorre “ridefinire tutto il quadro contrattuale e di tutele, a livello nazionale e territoriale, aumentando i livelli di partecipazione, evitando forme di possibile cottimizzazione del lavoro o di disconoscimento di diritti, riconoscendo invece al lavoro agile tutte le tutele e i diritti giuridici economici e professionali previsti per il cosiddetto lavoro in presenza. Apprezziamo l’impegno della ministra Catalfo – conclude Carlomagno – che al termine dei lavori ha annunciato un nuovo incontro da tenersi prima del 15 ottobre”. Per Cse, “è condizione fondamentale e prioritaria l’adozione di un Piano coordinato del Governo che definisca le linee strategiche, utilizzi nuove risorse derivanti dal recovery fund nei settori dell’innovazione e delle infrastrutture, sia promotore di un confronto con le parti sociali che possa definire un quadro pattizio capace di gestire questo importante fase, garantendo in tutte le aziende e tutte le realtà uguali diritti e tutele”.