Sociale, cosa è emerso dal convegno sulla rieducazione dei ragazzi di Nisida

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Fonte ufficio stampa

E’ stato un confronto aperto, interessante ed emozionante quello che si è tenuto il 6 febbraio a Napoli, nei saloni di Palazzo Ischitella, un dialogo tra avvocati, magistrati, psicologi ed Enti del terzo Settore, riuniti nel Convegno “Nisida oltre le mura” organizzato dalla fondazione I Figli degli Altri, guidata dalla psicoterapeuta Rosetta Cappelluccio, che ha presentato il progetto, pilota in Italia, sulla Dialectical Behavior Therapy ( Dbt) da lei condotto nell’Istituto penitenziario minorile di Nisida.

“Nisida dentro e fuori le mura è un titolo che non ho scelto a caso – sottolinea Rosetta Cappelluccio, significa superare lo stigma che esiste, significa insegnare ai detenuti a prendere consapevolezza delle loro emozioni, vuol dire spiegare loro che esiste una memoria emotiva, che esiste una competenza, che deve esserci anche in un sito come il carcere, che è un luogo dove il disagio non è solo comportamentale ma anche relazionale e neurobiologico”

A Nisida la Fondazione della dottoressa Cappelluccio, insieme al suo team di psicologi è entrata, la scorsa primavera, in punta di piedi con un progetto, che sarà presto duplicato in 4 paesi dell’Unione Europea, e che ha insegnato ai ragazzi a gestire la rabbia e l’aggressività.

Il percorso si è articolato in un primo ciclo di 24 incontri con 15 detenuti, di età compresa fra i 15 e i 18 anni, terminato lo scorso luglio e ricominciato a settembre e si concluderà nella primavera 2026. Durante il convegno è stato spiegato come l’arte, il disegno, i colori, le semplici matriosche e i gesti semplici come il saluto, una carezza o l’abbraccio abbiamo insegnato ai ragazzi a fare i conti con la loro emotività.

“Per una volta Napoli ha fatto da apripista – sottolinea con una punta di orgoglio la Cappelluccio – lavorare con i ragazzi non è stato semplice, abbiamo introdotto rituali e skills semplici, dal fermarsi al pensare, dalle emozioni scatenate da un colore fino al gesto, troppo spesso sottovalutato, come un abbraccio, che ha dato tanto a loro quanto a noi. Voglio sottolineare due cose, con forza, la prima è che spesso il reato non è altro che l’esito di un sistema nervoso che non ha mai imparato a fermarsi, a sentire o a scegliere. E l’altra, non meno importante, è che manca nelle carceri italiane un percorso strutturato di psicoterapia. La Dialectical Behaviour Therapy ( Dbt) , fondata da Marsha Lineahn, nasce infatti proprio con lo scopo di lavorare con persone che sentono troppo e troppo intensamente o troppo rapidamente e non hanno gli strumenti per regolare ciò che sentono. Adattarla ai ragazzi di Nisida però non è stato affatto facile”.

“Educare ragazzi che hanno già una vita segnata da marginalità e violenza a riprendere il controllo delle proprie emozioni e della loro vita così da evitate recidive violente è un obiettivo comune – ha spiegato il pediatra Paolo Siani – ma la domanda che dobbiamo porci è se si poteva fare qualcosa prima. Lavorare per l’educazione precoce fin dai primi giorni di vita è un sistema vincente, riconosciuto da tutta la comunità scientifica come un’arma fondamentale per contrastare la povertà educativa ed offrire pari opportunità di crescita. Con la Fondazione I figli degli Altri stiamo lavorando per strutturare la figura del “facilitatore” che possa entrare nelle famiglie dei nuovi nati, specie nei quartieri più a rischio. Gli studi dimostrano che il cervello di un bambino si forma tra i 6 mesi e i 2 anni: affidarsi ai device o ad alexa per leggere la storia della buonanotte significa avviare quel bambino ad una serie di patologie, fisiche e psicologiche sin dall’adolescenza”.

Nella città di Napoli il 24,4 per cento dei minori vive in condizioni di disagio economico, investire sull’infanzia significa fare prevenzione, la lotta al reato deve partire dalla scuola, dalla famiglia e dalla comunità educante.

“Non esiste più l’attenzione che un tempo si aveva nei confronti dei figli e dell’alunno – sottolinea il procuratore a Napoli per i minori Patrizia Imperato, che a queste tematiche ha dedicato una vita – non esistono più rapporti tra pari ma rapporti tra i social, caratterizzati dalla fugacità degli stessi. C’è stato un aumento esponenziale dei reati ma soprattutto si è registrata un’impennata rispetto alla qualità dei reati compiuti. I ragazzi, in virtù della rabbia e del disagio di cui oggi stiamo discutendo, portano con sé coltelli e pistole con la stessa facilità con cui portano il telefonino”.

“Le politiche sociali sono anche le politiche della sicurezza – ha aggiunto il neo assessore al Welfare della Regione Campania Andrea Monriroli. Oggi è quanto mai necessario creare un coordinamento tra le risorse territoriali attraverso una programmazione che va appunto avanti nel tempo”.

Autismo, solidarietà, disagio giovanile, bullismo: sono temi che l’assessorato al Welfare e la Fondazione I Figli degli Altri hanno decisamente in comune.

Ricordiamo che da poco più di un mese la Fondazione ha creato un Podcast ad hoc proprio per affrontare i temi del disagio giovanile: dal bullismo, all’autismo, dai disturbi alimentari alla paura della morte, fino all’ansia da prestazione a scuola e alle fobie sociali. Perché non tutti possono permettersi un percorso individuale di psicoterapia ma molti hanno bisogno di ascoltare la voce di un adulto competente che possa aiutarli a sentirsi meno soli.

Al convegno sono intervenuti, tra gli altri: l’assessore all’Istruzione e alla Famiglia del Comune di Napoli Maura Striano, il magistrato di Sorveglianza Margherita Di Giglio, il presidente dell’Unione Industriale di Napoli Costanzo Jannotti Pecci, la psicologa Maria Martone, che ha lavorato a stretto contatto con i detenuti di Nisida, e la fondatrice e direttrice dell’Istituto A.T. Beck per la Terapia Cognitivo Comportamentale Antonella Montano e l’avvocato Rosa Altamura, già membro della Commissione Famiglia del Coa Napoli. Ha moderato il giornalista Tgr Rai Campania Luigi Carbone.