Sorpresa, l’evasione fiscale è in calo (grazie alla limitazione del contante e alla fatturazione elettronica)

Giorni di confusione, quelli attuali, come se il Paese, all’inizio dell’anno, non riuscisse a imboccare la strada giusta per iniziare a operare in maniera concreta. Intanto, per l’impegno del governo volto all’attuazione del programma previsto, primo tra tutti in ogni senso il PNRR, il tempo stringe e non è un particolare di poco conto. Cominciano a venire fuori i primi resoconti delle attività svolte durante l’anno da poco giunto al termine. Essi conferiscono, se non una ventata, almeno un refolo di soddisfazione a chi ne è stato artefice. Uno di essi è senz’altro la lotta all’evasione fiscale. Quel fenomeno, lungi dall’essere stato azzerato, è risultato almeno ridimensionato. Attualmente, a grandi linee, l’evasione si attesta intorno al 10% del gettito totale proveniente da imposte dirette e indirette. L’ aspetto più importante di tale risultato, in ogni modo positivo, oltre alla quantità di denaro recuperato, sta soprattutto nella efficacia delle misure poste in essere dal legislatore e attuate dalla Guardia di Finanza: tutto quanto è stato fatto per limitare la circolazione di contante, unito alla fatturazione elettronica. Tanto solo per citare due dei provvedimenti introdotti di recente, che stanno già dando risultati degni di nota. Da tanto si desume facilmente che l’intervento della mano pubblica sull’ economia del Paese, particolarmente perché funzioni il meccanismo fiscale in senso lato, sempre più spesso sta dando risultati positivi. Non succede altrettanto per quanto è di competenza del potere giudiziario, anche per l’ operato della magistratura contabile. È di qualche giorno fa l’episodio del componente della Corte dei Conti che, a chiare lettere e con tono simile a quello espresso durante il Maggio Francese, ha fatto l’apologia di un docente Italiano, con molti nei per il suo operato turbolento, per usare un eufemismo, in Patria, di conseguenza riparato in Francia, deceduto da poco. I gruppi della sinistra extraparlamentare, non solo italiana, lo hanno messo per lungo tempo al fianco dei maitres à penser ai quali faceva riferimento. “De mortuis nihil, nisi bonum” “dei defunti non si dice altro che quanto abbiano fatto di buono”, si diceva sovente nella Roma degli imperatori quando si doveva pronunciare un’orazione funebre riferita a chi in vita non era stato un esempio di correttezza. La polemica nei confronti del magistrato, tutt’altro che sereno, proveniente tanto dal mondo politico quanto dall’opinione pubblica, non si è fatta attendere. Perciò si può affermare senza remore che la risposta del togato la dice tutta su quanto anima certa magistratura. Il personaggio si è limitato a dire che la sua dichiarazione motivo del contendere l’aveva fatta da comune cittadino, fuori dall’esercizio del suo magistero. A tal punto, se non ci fosse da piangere a calde lacrime, si potrebbe sorridere a denti stretti, tanto bizzarra è stata quella giustificazione. Se è stata una boutade, la si può considerare fuori luogo.
Se invece è stata espressa con convinzione, c’è da avere non poca paura, più che giustificata. Si deve a tal punto auspicare che il Governo affronti e porti a conclusione la riforma della Magistratura. Potrà sembrare esagerato, ma il problema esiste, e è grave. Anche perché interessa tutti.