Sos Vesuvio? Muoni sentinelle

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A cura di Roberto Paura Nell’osservazione costante del Vesuvio, il più pericoloso tra i vulcani d’Europa, gli scienziati si doteranno presto di un nuovo alleato: i muoni. Queste particelle, versioni più pesanti A cura di Roberto Paura Nell’osservazione costante del Vesuvio, il più pericoloso tra i vulcani d’Europa, gli scienziati si doteranno presto di un nuovo alleato: i muoni. Queste particelle, versioni più pesanti dei tradizionali elettroni, giungono sulla Terra dallo spazio, prodotti dall’interazione dei raggi cosmici con l’atmosfera. Tra le loro proprietà c’è una maggiore capacità di penetrazione, che li rende adatti per compiere “radiografie” di precisione come quelle del Vesuvio. È questo l’obiettivo del progetto Muraves che l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare realizzerà in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che gestisce l’Osservatorio vesuviano. Sviluppata nella metà degli anni ’90 in Giappone, la radiografia muonica è impiegata nello studio dei vulcani per la sua capacità di misurare con grande precisione la densità di strutture geologiche di grande massa, come il grande cono del Vesuvio. Finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca, e in gara per un finanziamento comunitario Horizon 2020, il progetto Muraves (MUon RAdiography of VESuvius) prevede la realizzazione di due osservatori localizzati alle pendici del Vesuvio, che ospiteranno gli array dei rilevatori dei muoni che attraversano il vulcano. L’uso di due punti d’osservazione permetterà di ottenere radiografie in 2D, che porteranno successivamente allo sviluppo di mappe 3D del cono vulcanico, integrando i dati dei muoni con quelli prodotti da un gravitometro ad alta risoluzione. In tal modo sarà possibile monitorare con assoluta precisione le variazioni di densità del vulcano e le discontinuità strutturali all’interno del grande cono.