Sottosuolo e dintorni, note a margine di un incontro

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Il giorno 16 novembre presso il MANN ha avuto luogo un incontro dal titolo “Sottosuoli a confronto. Le funzioni del passato e il disegno per il futuro”. L’idea di organizzare questo evento è nata dal fatto che nel 2018, in maniera del tutto casuale, sono stati pubblicati due volumi, molto diversi fra loro ma che hanno in comune il luogo in cui sono ambientati: il sottosuolo della città di Napoli.
Sono stati invitati a discuterne Elena Coccia ̶ consigliera municipale delegata al patrimonio culturale e alla rete dei siti UNESCO e coordinatrice di un osservatorio della Città Metropolitana di Napoli per l’individuazione di itinerari culturali nell’ambito della città metropolitana per l’ottimizzazione dell’offerta turistica ̶ e Pasquale Persico ̶ già ordinario di Economia Politica all’Università di Salerno, che ha rivestito innumerevoli cariche accademiche ed istituzionale e che oggi è associato all’IRISS/CNR e che è oggi membro dell’osservatorio diretto da Elena Coccia con chi scrive ̶ .
Gli autori dei volumi, Clemente Esposito e Renato Miano, durante la loro lunga carriera, e ciascuno nel rispettivo settore di competenza, hanno segnato fortemente il modo di vedere al livello sottozero di questa complessa realtà urbana. Alla loro capacità di immaginare oltre il buio si devono, rispettivamente, la riscoperta e il monitoraggio dei reticoli sotterranei con uno sguardo al passato della città scritto nelle sue stratificazioni sotterranee da una parte, e la visione di una crescita urbana sostenibile dall’altra.
Il ruolo di mediazione fra passato e futuro svolto dal sottosuolo delle città storiche contemporanee, con un particolare interesse per Napoli, è oramai da anni al centro di molte delle progettualità svolte nell’ambito delle attività dell’Istituto di Ricerche sulle Economie del Mediterraneo del CNR ed è per questo motivo che è stato fortemente voluto e promosso un incontro per discutere di come attenzione verso il passato e progettazione di nuove infrastrutture nelle città contemporanee debbano convivere.
Difatti, i volumi da cui è scaturita l’occasione per organizzare questo confronto parlano dello stesso luogo ma con due approcci molto diversi fra loro ancorché perfettamente complementari e ciò perché, in una città come la nostra dalla lunga storia ma che deve confrontarsi con le sfide tipiche delle città contemporanee, il passato e il futuro sono chiamati, necessariamente, al dialogo.
La città, difatti, può essere vista come un organismo che nasce e si evolve fino al giorno della sua estinzione: le città vive si trasformano continuamente per andare incontro alle istanze di coloro che le abitano, oggi, per fortuna, ciò avviene nel rispetto del loro passato. Solo le città morte sono immobili: Pompei, Ercolano e Baia per citarne alcune vicine a noi sono rimaste ancorate al passato perché hanno interrotto il loro ciclo vitale, tutte le altre devono confrontarsi con le sfide contemporanee.
Il sottosuolo è coinvolto appieno in questo processo e la presentazione congiunta di questi due libri ha voluto porre l’accento su quello stretto rapporto di corrispondenza biunivoca fra ricerca e valorizzazione archeologica e infrastrutturazione urbana. Questa relazione è stata vista come una grande sfida da Emanuele Greco che ha più volte sostenuto come gli scavi per la metro siano stati una grande, unica, opportunità per accedere alla stratificazione sotterranea. E’ anche vero, tuttavia, che in fase di progettazione si debba tenere conto dei vincoli che quelle stratificazioni pongono.
Il primo è il copioso volume (più di 500 per ben 2 chili e 196 grammi, numeri che l’editoria contemporanea ha dimenticato…) di Clemente Esposito dal titolo “Il Sottosuolo di Napoli. Acquedotti e cavità in duemila anni di scavi” edito da Intra Moenia. Si tratta di un lavoro in cui l’autore raccoglie un materiale molto eterogeneo sulla storia del sottosuolo di Napoli alla cui riscoperta ha dedicato sessanta anni dei suoi quasi ottanta. Con uno sguardo rivolto al passato ed un altro al monitoraggio del rischio, che come lui più volte ha detto è legato all’abbandono e alla dimenticanza piuttosto che ai vuoti sotterranei, l’autore racconta, da una prospettiva inusuale e con strumenti molto eterogenei, la sua storia di personale e quella della città nella quale ha vissuto e che ama.
Non è un solo libro, è la somma di diversi volumi, quasi un’enciclopedia, come ha detto Pasquale Persico.
E’ un tributo alla storia della sua città che ricostruisce avvalendosi di una ricca bibliografia, tavole e immagini d’epoca; come ha detto Elena Coccia, l’autore legge il passato attraverso gli strati sotterranei.
E’ la storia di un appassionato ingegnere speleologo che ha investito tutta la sua vita, professionale e non, all’indagine del sottosuolo partecipando alle attività delle varie commissioni municipali, affiancando i vigili del fuoco ma, anche, rispondendo a una sua personale voglia di ricerca del passato scritto nelle viscere della città; nel suo intervento in sala l’autore ha confermato tutta la sua passione per il lato nascosto di Napoli.
E’ una straordinaria raccolta di fotografie, che prima degli attuali strumenti di rilevazione erano l’unico modo , incerto fino allo sviluppo in superficie dei negativi, di testimoniare le sue intrusioni nelle viscere della città.
E’ una rassegna di disegni originali che lo stesso Esposito ha realizzato sulla base dei suoi rilievi: disegni minuziosi e precisi che ci regalano la vista di quello che purtroppo non è più visibile ma che lui ha ricostruito tramite le misurazioni prese durante le sue escursioni.
E’ un racconto appassionato, il susseguirsi di aneddoti e di storie fantastiche legate alle avventure del gruppo degli speleologi del Centro Speleologico Meridionale (CSM) che guida da tanti anni ma che, sembra, volere al più presto affidare nelle competenti mani dell’allieva Antonella Feola alla quale il volume è dedicato.
E’ infine lo strumento che Esposito ha usato per pubblicare un carteggio inedito sulla vicenda del Carmignano, il terzo acquedotto storico della città le cui vicissitudini meritano, da sole, più volumi. Clemente non è uno storico, non è un archivista; si è imbattuto in questa documentazione e la restituisce a coloro che vorranno usarla come fonte di approfondimento.
In questo libro si trovano alcune risposte ma la sua lettura fa sorgere anche nuove domande; l’autore lo ha confermato durante la discussione nella quale ha annunciato che a questo suo volume, oramai esaurito e disponibile a prezzi da asta in rete, ne seguirà un secondo che Rocco Giordano, in fase di discussione, si è dichiarato prontamente già disponibile a pubblicare.
Il libro di Renato Miano, “La Linea 1 della metropolitana tra cultura e servizio” edito da Giordano Editore, è la testimonianza di un professionista che, proprio negli stessi luoghi indagati da Esposito, ha visto la possibilità di disegnare un futuro sostenibile per la nostra città.
Uno sguardo visionario rivolto al futuro ma rispettoso del passato, il riquadro di ceramica vietrese che riproduce il progetto della Metropolitana di Napoli disegnata da Lamont Young nella stazione del Rione alto della Linea 1 da lui progettata, fra l’altro riprodotta in copertina, parla di questo legame. Un intreccio fra passato e futuro che, come ha ribadito Elena Coccia è ben sviluppato nelle stazioni dell’arte e che sarà celebrato ancora meglio nelle stazioni “museo” di prossima apertura.
Renato Miano nel suo volume racconta il suo personale contributo a questo disegno ambizioso, la sua testimonianza di professionista che, sia all’interno delle commissioni che nel ruolo di progettista esterno, ha sempre lavorato per coniugare progettazione in sotterranea e sostenibilità urbana. Il caso del progetto della stazione di Montedonzelli è un evidente esempio di un approccio sistemico ai problemi urbani, un approccio nel quale la progettazione di una stazione è l’occasione per ridisegnare un quartiere. E’ una proposta per quella governance scalare di cui ha parlato Persico, quella capacità di interagire con vari livelli di intervento ma nell’ambito di un disegno unitario.
Questo approccio è particolarmente evidente nel progetto della linea dei due musei, una soluzione tecnica innovativa per realizzare nella maniera più economica e meno invasiva possibile la tratta di trasporto su ferro inserita nella variante del piano trasportistico come “Linea 9”.
In quella occasione Miano si confronta con i vincoli del territorio proponendo un sistema misto a fune ma, anche, cogliendo quella occasione per fare emergere un quartiere che da 200 anni, da quando cioè è stato costruito il ponte napoleonico, è ai margini della città con le conseguenze di ordine sociale ed economico che la cronaca locale racconta quotidianamente.
Vengono così disegnati parcheggi in cave dismesse per permettere finalmente l’interscambio gomma privato/ferro pubblico, ma, anche servizi alla collettività mediante la funzionalizzazione della stazione di interscambio l’utilizzo di spazi interrati esistenti. Si disegna un nuovo quartiere che si offre alla città non le chiede assistenza, un quartiere che riapre i suoi vuoti e che colma i divari, anche attraverso la valorizzazione del suo patrimonio culturale.
Miano riesce con il suo progetto a ribaltare le gerarchie urbane e propone l’apertura di un cantiere archeologico/infrastrutturale che conferma, ove ciò fosse necessario, il duplice ruolo del sottosuolo nelle città contemporanee stratificate.

Roberta Varriale (Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo/CNR)