Spazio, c’è vita sugli esopianeti? Nuovo metodo rileva la presenza di ossigeno

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Gli scienziati hanno sviluppato un nuovo metodo per rintracciare l’ossigeno nelle atmosfere di esopianeti con l’obiettivo di accelerare la ricerca della vita. Questi i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Nature Astronomy e frutto della collaborazione di diversi istituti di ricerca. Una possibile indicazione della presenza di vita, o biosignatura, a quanto ne sappiamo oggi, e’ rappresentata dalla presenza di ossigeno nell’atmosfera. Questa molecola sulla Terra viene generata quando organismi viventi, come alghe, piante, alghe o cianobatteri, sfruttano la fotosintesi per convertire la luce solare in energia chimica. L’Universita’ della California Riverside ha contribuito a sviluppare la nuova tecnica, che utilizzera’ il James Webb Space Telescope della Nasa per rilevare il forte segnale che le molecole di ossigeno producono quando si scontrano.
Questo segnale potrebbe aiutare gli scienziati a distinguere tra pianeti viventi e non viventi. La lontananza degli esopianeti, che orbitano attorno a stelle diverse dal nostro Sole, rende impossibile la ricerca di vita tramite esplorazione, il che rende necessario l’utilizzo di un telescopio all’avanguardia come Webb per indagare all’interno delle atmosfere degli esopianeti. “Prima del nostro lavoro, si riteneva che l’ossigeno a livelli simili a quello sulla Terra non fosse rilevabile con Webb”, afferma Thomas Fauchez del Goddard Space Flight Center della Nasa e autore principale dello studio. “Questo segnale di ossigeno e’ noto dai primi anni ’80 dagli studi atmosferici della Terra, ma non e’ mai stato studiato per la ricerca di vita su esopianeti”, aggiunge. L’astrobiologo dell’UC Riverside Edward Schwieterman, membro del team che ha sviluppato questa tecnica, aveva originariamente proposto un modo simile per distinguere alte concentrazioni di ossigeno da processi non viventi. “L’ossigeno e’ una delle molecole piu’ interessanti da rilevare a causa del suo legame con la vita, ma non sappiamo se la vita sia l’unica causa dell’ossigeno in un’atmosfera”, dichiara Schwieterman. “Questa tecnica ci permettera’ di trovare ossigeno nei pianeti sia vivi che non”, aggiunge. Quando le molecole di ossigeno si scontrano, impediscono a parti dello spettro di luce infrarossa di essere viste da un telescopio. Stando alle analisi effettuate, esaminando i dati della luce sarebbe possibile determinare la composizione dell’atmosfera del pianeta. Schwieterman ha collaborato con il team della Nasa per calcolare l’ammontare di luce che sarebbe stata bloccata dalle collisioni di ossigeno.