Spazio etico: la miglior soluzione per evitare lo spaesamento

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Ci sono dei momenti, si sgolava l’ironico cantante del tempo che fu. Urlava che in certi momenti ciò che avviene intorno a noi non ci tocca. Non aveva tutti i torti. I drammi, quelli importanti, sono più o meno nascosti nel nostro intimo e le sensazioni non sono per nulla gradevoli. Da grandi e da bambini.  La diva che ”sembra fatta di creme caramel” negli anni cinquanta, prima dell’augurio al “dear president”, sosteneva convinta quanto fosse meglio disperarsi in una Rolls Royce che in un pullman affollato. Prendere questi argomenti shakerare per bene et voile: parliamo di spazio etico? Quando i problemi personali diventano enormi e trasformano le persone in vittime di reati penali, con menu tristemente ricco: abusi, violenze fisiche o psicologiche; quando si è catapultati, come se non bastasse quanto subito, in ambienti pubblici come ospedali o tribunali, emerge quanto inadeguati siano gli ambienti deputati ad accogliere ed ascoltare. Inadeguati è quasi un complimento per spazi che dovrebbero essere percepiti come il luogo nel quale i problemi delle vittime saranno risolti o almeno compresi. Sono spazi che invece accentuano la condizione si spaesamento e disagio. Ambienti tristi, disadorni e poco accoglienti. E’ proprio il famoso pullman affollato al quale la bionda Marilyn preferiva la comoda Rolls Royce, per sfogare il proprio dispiacere. Siamo pieni di leggi e normative ma non c’è nessun dispositivo che obblighi a realizzare spazi accoglienti. Ed infatti proprio perché realizzato senza alcuna legge che lo indichi come obbligatorio, lo spazio nel quale ci si sente accolti e a proprio agio si chiama spazio etico. Per realizzarlo basta interpretare bisogni di chi quello spazio deve viverlo e soddisfare le sue esigenze. Scegliere e poi compiere la cosa giusta. Mica pizza e fichi.  Il trucco però c’è, perché è il problema a indicare la soluzione. Basta semplicemente non abbandonare i sentieri dell’interpretazione e progettare quello spazio in modo che sia percepito come un esperienza confortante. La buona percezione dello spazio evita lo spaesamento. Elementi, spazi verdi, illuminazione, esposizione al sole concorrono insieme alla percezione dell’ambiente, del  paesaggio, dell’edificio, della  stanza.  Che  si  fa  allora, l’obbiettivo non è da poco. Si potrebbe agire cominciando proprio dall’inizio. La formazione dell’architetto, del progettista non può che ispirarsi a quel Vitruvio che nel primo secolo avanti Cristo piegava proprio la necessità di una formazione interdisciplinare per l’architetto, sostenendo che le nozioni di ottica servivano a determinare la distribuzione della luce negli edifici e quelle mediche per studiare il clima e rendere salubri le costruzioni. Anzianissimo e attualissimo il pensiero dell’antico. Ogni tanto un buon esempio: la Casetta Rossa nel carcere di Bollate, la “Casa per te” che la Fondazione Banco Napoli ha realizzato negli spazi della Questura di Napoli. Si può dare di più inneggiava un trio cantante al più famoso festival del canto italiano. Effettivamente. Se poi, con molta pazienza tutti gli spazi pubblici potessero trasformarsi in aree accoglienti, vorrebbe dire che invece di uno spazio etico isolato in ambienti aggressivi, di un paesaggio etico, da preservarsi con biglietti d’ingresso, si potrebbe ottenere la Città Etica. E sarebbe un vantaggio per tutti.