Spazio, le origini dei canyon sulla Luna: scavati da flussi di rocce in soli 10 minuti

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Foto di WikiImages da Pixabay

I due giganteschi canyon sulla Luna sono stati scavati da flussi di rocce impattanti nel giro di soli 10 minuti. Questo impressionante risultato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, condotto dagli scienziati della Universities Space Research Association. Il team, guidato da David Kring, Danielle Kallenborn e Gareth Collins, ha utilizzato fotografie della superficie lunare per generare mappe, con le quali sono state calcolate la direzione del flusso e la velocita’ di espulsione dei detriti durante l’evento di impatto che ha formato i canyon. Il bacino d’impatto di Schrodinger, con un’età stimata di 3,81 miliardi di anni, si trova nel margine esterno del bacino del Polo Sud-Aitken della Luna, di 2.400 km di diametro. Questa zona e’ circondata da canyon e burroni creati da strisce di detriti rocciosi, espulsi durante un evento di impatto. Di questi, Vallis Schrodinger e Vallis Planck, sono paragonabili, per dimensioni, al Grand Canyon del Nord America, e misurano rispettivamente 2702,7 e 2803,5 chilometri, in lunghezza e profondita’. Tuttavia, le loro origini sono ancora piuttosto misteriose. Le informazioni raccolte dagli scienziati sono state utilizzate per modellare il modo in cui si sono formati i raggi espulsi. Gli autori propongono che i grandi canyon lunari siano stati scavati nella crosta lunare in meno di 10 minuti da espulsioni che viaggiavano tra 0,95 e 1,28 chilometri al secondo. L’energia necessaria per creare queste voragini sarebbe di oltre 130 volte i valori dell’attuale inventario globale di armi nucleari. I risultati, commentano gli scienziati, suggeriscono che la maggior parte dei detriti e’ stata distribuita in modo asimmetrico, lontano dal polo. Questi dati, commentano gli autori, forniscono approfondimenti importanti sull’area del nostro satellite naturale che potrebbe rivelarsi cruciale per le prossime missioni spaziali. Il bacino di Schrodinger, infatti, si trova vicino alla zona di esplorazione per la prossima missione Artemis. Queste scoperte potrebbero pertanto avere implicazioni per le future missioni dirette alla Luna, offrendo spunti sulla composizione e sull’origine del luogo di allunaggio.