Spina tra i segreti di Buchner

68

Una delle ventotto fotografie in bianco e nero di Luigi Spina esposte al Museo Archeologico nell’ambito della mostra “The Buchner Boxes” a cura di Claudio Calabritto e Linda Inaugurata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli la mostra “The Buchner Boxes” di Luigi Spina, la cui ricerca fotografica è stata illustrata ieri, durante il vernissage, da Giovanni Fiorentino, Davide Vargas e Costanza Gialanella alla presenza del soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro. Curata da Claudio Calabritto e Linda Ricciodello studio “+ASud” e da un’idea di Serenella Romano, la mostra è accompagnata dal libro fotografico “The Buchner Boxes” pubblicato dalla 5Continents Editions, disponibile anche in edizione limitata di quarantacinque copie. Ventotto fotografie in bianco e nero, montate su strutture in ferro ed illuminate da lampadine, hanno evocato con sensibilità poetica il sogno della scoperta, la passione della ricerca e la meticolosità della conservazione. Le stampe riproducono le cassette in cui l’archeologo Giorgio Buchner e i ricercatori che l’affiancarono, negli oltre cinquant’anni di scavi effettuati sull’isola di Ischia, riponevano i reperti rinvenuti in quella che fu la prima colonia greca d’Occidente. Gli scatti fotografici di Spina, nitidi e zenitali, si pongono come omaggi votivi al lavoro dello studioso tedesco e come pagine di un libro immaginifico in cui l’osservatore può intrecciare, silenziosamente, storie che attraversano il tempo. I reperti, risalenti a quasi tremila anni fa, una volta rinvenuti, venivano avvolti in pagine di giornali e quotidiani di lingua tedesca, inglese e italiana, delle quali quindi è possibile leggere soltanto alcune righe che raccontano, nei diversi idiomi e stili, di guerre, emergenze, campagne elettorali, dello sbarco sulla Luna e dei tanti avvenimenti che hanno attraversato il nostro Novecento. Le cassette di quarantacinque per quarantacinque centimetri contenevano, inoltre, preziosi appunti scritti a matita dagli archeologi. Testimonianze racchiuse in spazi ridotti, contenitori di tracce e memorie del passato con cui confrontarsi. Una sorta di “pop-art del caso”, cui l’interessante esposizione fotografica fornisce una chiara chiave di lettura contemporanea ed un incipit per nuove storie da sovrapporre alla china nera e alla pagina bianca magnificamente donata dai chiaroscuri di Spina.