Sport a Salerno, promesse mancate e impianti in crisi. Cuoco (Pdl): Si scoraggiano gli investimenti privati

92

Qualche settimana fa Salerno ha visto il passaggio della fiaccola olimpica. Il Comitato Milano Cortina 2026 ha scelto un percorso che ha toccato diversi punti della provincia mentre in città il tema dello sport resta una questione dolorosa. Oggi, ad esempio, la storica piscina Vitale è chiusa. Lì vicino il pattinodromo è fuori uso per un crollo ed un campo di tennis adiacente è interdetto. Lo storico stadio Vestuti rimane in condizioni semi fatiscenti, con spogliatoi, palestre e spalti indegne di una città europea. Il rinnovo dello stadio Arechi continua ad essere una avventura a dir poco controversa.

Stadio Arechi, la promessa dei fondi europei mai mantenuta

“Per mesi – si legge in una nota del Pld della Campania – abbiamo assistito alla narrazione di uno stadio futuristico finanziato con i fondi europei Fesr. Oggi la verità emerge: quei fondi non arriveranno mai. La Regione Campania era certamente al corrente che i vincoli UE vietano l’uso di quelle risorse per stadi professionistici, destinandole invece a sanità, digitale e ambiente. È stata una scelta precisa: usare l’Arechi come mossa per raccogliere applausi, sapendo già di poter usare l’Europa come capro espiatorio. Invece di agevolare l’ingresso di investitori privati pronti a mettere capitali propri, come accade in tutto il mondo civile, si è ripetuto lo schema tossico ed improduttivo del tutto pubblico”.

Sport di base tra carenze e strutture inadeguate

Passando ad altro sport che ha storicamente fatto parlare di Salerno, ben oltre i confini cittadini, ricordiamo che la pallamano femminile qui si fa in una palestra militare, per poter tirare avanti. La Roller Salerno intanto pare costretta ad appendere i pattini al chiodo.
Quanto descritto è uno scenario che impone una riflessione tra adulti, fuori dalle ipocrisie: perché la comunità salernitana continua a non poter beneficiare di strutture adeguate? Come mai le promesse ripetute per anni sono rimaste tali?

Il quadro nazionale

Bruno D’Isanto è un operatore sportivo professionista con lunga esperienza nonché membro della direzione regionale del Partito Liberaldemocratico e fa una riflessione richiamando dati Istat: “L’attitudine alla pratica sportiva è disomogenea sul territorio. Il Nord-est è la ripartizione geografica con la quota più elevata di praticanti (43,9%), seguito dal Nord-ovest e dal Centro (rispettivamente il 41,7% e il 41,5%). Nelle regioni meridionali e insulari, invece, la pratica sportiva si attesta generalmente su livelli mediamente più bassi (27,9%). Qui da noi gli impianti sportivi per attività di base rivolti ai bambini e gli anziani -quindi alle fasce deboli- sono quasi o del tutto inesistenti o fatiscenti. Non si può fare programmazione in queste condizioni”.

Il Pdl: Nel Centro-Sud 6 scuole su 10 prive di una palestra

“Lo sport è fondamentale per il benessere psicofisico, la salute, educando a valori come la disciplina e il lavoro di squadra. Tuttavia – afferma Antonluca Cuoco, segretario cittadino del Pld -, al Sud Italia si registrano tassi di sedentarietà elevati, con quasi la metà della popolazione inattiva, a causa di una carenza strutturale: nel Mezzogiorno gli impianti sono pochi, spesso non accessibili e parzialmente funzionanti. Il rapporto Svimez-Uisp evidenzia che circa 6 scuole su 10 al Centro-Sud sono prive di una palestra, limitando l’attività motoria scolastica. Molte strutture pubbliche sono poco attive o abbandonate, a causa di bandi di gestione non attrattivi o inefficienze amministrative. Le difficoltà gestionali e la minore capacità di spesa rendono molti impianti poco redditizi (o strutturalmente antieconomici), scoraggiando l’investimento privato. Un cittadino e contribuente può meritare tale dannazione, e restare silente in uno scenario che penalizza le persone, gli sportivi, gli imprenditori e tutta la comunità?”