Sorpresa: il Sud, con 92mila imprese manifatturiere, è la 7^ realtà industriale d’Europa. Ricerca Srm

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Il Mezzogiorno, con poco meno di 92mila aziende manifatturiere (91.969), rappresenta, da solo, la settima realta’ industriale d’Europa alle spalle della Spagna (con oltre 171 aziende manifatturiere) e davanti alla Slovacchia (81mila).
Un report del centro studi Srm spazza via lo stereotipo che l’industria sia tutta al Nord e il Sud sia votato ad altri settori. “Le imprese meridionali impegnate nelle produzioni manifatturiere, un quarto delle 372.343 imprese italiane (Eurostat), sono un numero considerevole nel contesto nazionale ma anche europeo” si legge nel rapporto del centro studi collegato a Intesa Sanpaolo. Il settore manifatturiero assorbe il 9% del valore aggiunto totale dell’area e il 12% del valore aggiunto manifatturiero italiano nel 2019 ma, per alcuni settori, come i mezzi di trasporto e l’agrifood, supera di gran lunga il 20%. Nel caso dell’industria alimentare, in particolare, nel Sud si concentra la maggiore quota di unita’ locali ed addetti di tutte le ripartizioni italiane. Nel settore automotive, cantieristico ed aerospaziale il Valore aggiunto prodotto nel Mezzogiorno e’ piu’ di un quinto di quello nazionale. Si evidenziano poli manifatturieri meridionali piu’ ‘densi’ e forti connotati da alcuni casi di assoluta eccellenza, anche nell’alta tecnologia, come il farmaceutico, l’aerospaziale, l’elettronica, cosi’ come anche il made in Italy di qualita’ nell’agroindustria, nel Tac e nel settore del legno-mobile.
Tali casi di eccellenza – afferma il centro studi Srm – sostengono in misura molto rilevante le capacita’ di internazionalizzazione dell’apparato produttivo meridionale, difendono i livelli occupazionali, anche se in alcuni casi (come il farmaceutico pugliese o la sua filiera aerospaziale) evidenziano risultati all’export che destano qualche preoccupazione. In particolare, le cosiddette ‘4 A+Pharma’ (imprese alimentari, aeronautiche, automobilistiche, dell’abbigliamento e farmaceutiche) pesano per il 47,1% sul Valore aggiunto e 45,7% sull’export industriale meridionale, a fronte del 32-36% nazionale, e per il 39,5% sulle unita’ locali manifatturiere del Sud, contro il 30,6% nazionale evidenziando il peso specifico di tali eccellenze produttive. Il rapporto evidenzia, infine, che la filiera industriale meridionale risulta fortemente interconnessa con il resto del Paese. L’export interregionale supera quello estero: per ogni euro che va all’estero se ne aggiunge 1,3 destinato al resto del Paese. Ne deriva un importante effetto moltiplicativo: investire 100 euro nel settore manifatturiero meridionale genera un notevole impatto economico sul Paese pari a 493 euro (di cui 315 euro fuori della regione di investimento) a fronte del dato medio nazionale di 375 euro.