Stare insieme per dovere

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L’occhio che vedi non è un occhio
perché lo vedi,
è un occhio perché vede te
A. Machado

di Ugo Righi
Certamente questa fermata non era prevista nel programma di viaggio che avevamo in mente e che speravamo.
Abbiamo avuto il biglietto, ma scopriamo che ha una durata ridicola e che è alterato con cambi di percorso, cattivo tempo, viaggiatori sgradevoli, oppure da fermate forzate per guasti improvvisi, in luoghi non belli. Siamo sorpresi dall’imprevisto.
Avevamo inserito tra le ipotesi certamente anche quella dello stupore, lo avevamo pensato perché era pensabile. Ora siamo di fronte all’impensabile.
Siamo stupiti dalla rottura clamorosa della normalità: è uno stupore nuovo, che esiste per se stesso e non deriva da nessun paragone con nient’altro avvenuto nel nostro passato (quello con la guerra non vale).
Ora siamo in una nuova “normalità” di cui ci manca il senso e gli strumenti e ci costringe a stare insieme, o a stare lontani, in un modo completamente nuovo e, ripeto, impensabile.
Voglio evidenziare che questo accade per forza.
Lo stare lontani (per forza,) in fondo non richiede il possesso di categorie comunicative particolarmente elaborate, ma è lo stare vicini (per forza) che può determinare scenari relazionali imprevisti.
Mi riferisco alle coppie o alle famiglie costrette alla quarantena, che devono stare insieme (per forza,) per dovere. Questa situazione mette in evidenza molte debolezze, o capacità, dei soggetti e del loro modo di stare insieme, di vivere insieme, di comunicare. Ogni comunicazione è funzionante se in qualche modo è desiderata. Nella normalità possiamo ricercarla o anche evitarla: ora no! Comunichi per forza. E non si tratta di dire cose ma si tratta di stare insieme. Un conto è parlare di qualcosa, un altro è mettere in comune microcomportamenti esistenziali, che in contesti di maggiore libertà espressiva era possibile governare, e ora, invece, sono per forza evidenti e invadenti.
Sinora nella “normalità” si potevano padroneggiare le imperfezioni nella relazione e gestire i propri “difetti”. Ogni imperfezione è più facile da sopportare se la si serve a piccole dosi ed è più facile ammettere i difetti quando non sono forzatamente messi in evidenza.
Ora in questa nuova anormale normalità siamo costretti a vivere qualcosa che non capiamo e non vogliamo, scoprendo che lo dobbiamo fare con qualcuno che non capiamo anche se lo amiamo e che non ci capisce anche se ci ama.
Possiamo scoprire il rischio che stando lontani ci possiamo avvicinare e stando vicini ci possiamo allontanare. Siamo costretti a pensare, a noi stessi, alle relazioni cha abbiamo e a quelle perse al mondo e i suoi misteri.
Il mondo ci appare ancora più immenso e nello stesso tempo piccolo e ci spaventa la nostra comprensione che mette in evidenza l’impotenza ad agire nei confronti di quello che capiamo.
Non possiamo agire perché non capiamo, e anche non possiamo agire anche se capiamo.
Ci sembra di essere caduti in una trappola con questo viaggio.
Ma dobbiamo continuarlo: “il viaggiatore ritorna subito”.
Avremo molto da scrivere su questa fase della storia.