Start up, Napoli cresce come Trento
Barbagallo: Giovani contro la crisi

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Napoli come Trento, Cagliari al pari di Padova. Il Mezzogiorno allo stesso livello del Centro e solo un piccolo passo dietro il Nord. Su una cosa Napoli come Trento, Cagliari al pari di Padova. Il Mezzogiorno allo stesso livello del Centro e solo un piccolo passo dietro il Nord. Su una cosa l’Italia a due velocità ritrova lo stesso passo: le start up innovative che sono ormai più di 3.200 e aumentano a una velocità esponenziale. E lo fanno non solo a Milano (dove sono 470), Roma (270) o Torino (174), ma anche nelle province con maggiori problemi di sviluppo, come Napoli dove se ne contano 96, il quinto risultato migliore in Italia e il primo in assoluto al Sud. “Questa voglia di fare impresa che non ha paura di scommettere sull’innovazione e che parla un linguaggio giovane, dinamico e ipertecnologico come emerge dal report strutturale curato da Infocamere e relativo al quarto trimestre del 2014, è l’unico vero antidoto alla crisi“, commenta Carlo Barbagallo, ex presidente dei Giovani di Confindustria e amministratore unico della Cofiba, azienda casertana leader nella bonifica del territorio. Soprattutto perché è in queste nuove realtà che si profilano le maggiori opportunità occupazionali: “Tre startup innovative su 4 hanno la ferma intenzione di accrescere il proprio personale nel corso del 2015 – dice Barbagallo -. Lo cercano, però, di profilo altamente qualificato, prevalentemente con formazione ingegneristica e scientifica, e già sanno che, in 6 casi su 10, avranno enormi difficoltà a trovare la persona giusta“. La carica degli under 35 Sono soprattutto i giovani quelli che manifestano la più forte propensione imprenditoriale. “Non dimentichiamo che la Campania – ricorda Barbagallo – registra il maggior tasso di crescita delle aziende under 35 tra le regioni dell’Obiettivo Convergenza con un +11% a fine dello scorso rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (superiore al 10,4% della media-Italia). Un dato che si giustifica con la maggiore flessibilità e fantasia dei campani, e in genere del popolo del Mezzogiorno, ad adattarsi alle criticità. Il Sud sente meno la crisi rispetto al Nord perché in crisi c’è sempre stato. Ed è normale che nelle fasi di cattiva congiuntura chi meglio è riuscito ad adattarsi alle sofferenze sia capace di affrontare in maniera più dinamica le criticità economiche. Certo – conclude Barbagallo – va anche detto che la capacità di reinventarsi tutta meridionale è strettamente legata ai dati sulla disoccupazione reale che in Campania supera ampiamente il 50 per cento“.