Statalismo, ovvero parassitare il futuro

29

Essendo la follia da statalismo un male incurabile, appare estremamente arduo ridurre la spesa pubblica di quel 5 per cento che tante Essendo la follia da statalismo un male incurabile, appare estremamente arduo ridurre la spesa pubblica di quel 5 per cento che tante famiglie hanno anche superato per far quadrare il bilancio in tempo di crisi. Preso dalla pazzia, quel piccolo numero si gonfia tanto da prendere le sembianze di un gigante. La memoria va alle leggendarie fatiche di Ercole. La spesa pubblica resta inchiodata al muro degli interessi corporativi diffusi. Una lunga cordata di giovani è costretta ad arrampicarsi lungo le pareti della montagna Disoccupazione. I sindacati alzano il vessillo del diritto al lavoro, meglio se statale e comunque garantito dallo stato. La spesa pubblica non può creare occupazione perché è indirizzata a servire gli interessi delle tante clientele. Se non fosse per questo sua folle distorsione, il paese sarebbe in cima alle graduatorie internazionali degli investimenti infrastrutture, nel digitale, nella creazione di imprese innovative. Proprio sul fronte dell’imprenditorialità dei giovani la follia da statalismo mostra il suo aspetto più demenziale. Mette il carro (il diritto di trovare un lavoro) davanti ai buoi (il diritto di inventarsi un lavoro imprenditoriale). Così, i giovani sono portati a credere che il loro obiettivo sia ottenere il posto, lasciando nel buio più totale il più importante dei diritti: quello di potersi inventare un’attività, di cogliere le opportunità e trasformarle in impresa. La nuova economia imprenditoriale, quella che fuoriesce dal vulcano delle tecnologie e dei modelli di business in eruzione, trova poco ascolto nelle stanze in cui si decide dove incanalare la spesa pubblica. La quale, recisi i suoi tanti rami improduttivi, andrebbe convogliata a sostegno delle nuove generazioni imprenditoriali. Dalle scuole primarie in sù, i giovani dovrebbe essere sollecitati a coltivare le proprie passioni, a trovare stimoli e motivazioni per tradurle in stili di vita che diano loro autonomia professionale e arricchimento culturale. La follia da statalismo lo impedisce. Essa alza barriere normative e procedurali, impedisce alla scuola di cambiare passo, gonfia i costi di transazione che nutrono gli alti stipendi dei burocrati pubblici e le generose consulenze dei professionisti arroccati nelle fortezze degli ordini professionali. È il modo per soffocare il diritto a inventarsi il lavoro, mentre la spesa pubblica è ostaggio del diritto a trovare un lavoro. La follia da statalismo non vuol sapere che l’occupazione dipende dalle invenzioni delle generazioni imprenditoriali nascenti.