Stati generali del Sud, il ministro Carfagna: E’ la vigilia di una stagione decisiva, come nel Dopoguerra

133
in foto Mara Carfagna

“Siamo alla vigilia di una stagione importantissima che può cambiare davvero il destino non solo del Sud ma del paese intero, una condizione paragonabile a quella del ’47, quando il Piano Marshall avviò la ricostruzione”, ha detto il ministro per il Sud, Mara Carfagna, a conclusione dell’iniziativa di confronto “Sud – progetti per ripartire”, un’iniziativa che ha fatto registrare centonovantatré interventi, 36 ore e mezza di ascolto, la presenza di 8 presidenti di Regioni, 10 sindaci di cui 7 metropolitani, 9 amministratori delegati, decine di associazioni, sindacati ed esperti del Mezzogiorno, due ministri, il presidente del Consiglio.
“Il Paese e l’Europa ci guardano – ha detto in chiusura Mara Carfagna – ci guardano il Sud, i cittadini, le imprese che restano nonostante un ambiente troppe volte ostile. Ci guardano le donne del Sud che qui fanno fatica a trovare lavoro, i giovani che spesso devono andare all’estero, le famiglie che in questo ultimo anno di Dad hanno avuto difficoltà a far lavorare con continuità i loro ragazzi”.
Il Sud “ci guarda e dobbiamo sentirci questo sguardo addosso perché le scelte che faremo nelle prossime settimane e mesi non saranno meri adempimenti amministrative, ma saremo chiamati a decidere sul destino di 20 milioni di cittadini meridionali che hanno la sensazione che non ce la si può fare, di non contare nulla, di essere condannati a una destino di sottosviluppo. Dobbiamo ribaltare questa sensazione”.

Replicare il modello di efficienza della ricostruzione del ponte di Genova
“Oggi – ha poi detto – di fronte ad un’emergenza così larga dobbiamo individuare il modo per replicare su scala meridionale e nazionale il modello di efficienza della ricostruzione del ponte di Genova”.

Il Mezzogiorno non è una partita persa
C’è talvolta in Italia e in Europa “una cultura nord-centrica, del Sud come partita persa, di una questione troppo difficile da risolvere ma non è cosi”, ha inoltre affermato Mara Carfagna. Se l’Italia è ai primi posti nella lista dei finanziamenti Ue, sottolinea il ministro “è perché la Ue ha considerato prioritario l’intervento per aiutare le parti più deboli” del Continente, per affrontare il tema del divario territoriale e se nelle singole missioni del Pnrr una parte importante dei finanziamenti viene rivolta e assorbita dal Sud è perché questo governo ha la volontà di affrontare la partita per Mezzogiorno e considera prioritario colmare i divari” territoriali. “Questo dibattito ha sfatato molti luoghi comuni: come quello di un Sud capace solo lamentarsi, io invece ho sentito proposte concrete” o che “vede i politici lavorare solo per ampliare l’area del clientelismo invece vanno in va in tutt’altra direzione” e avanzano “richieste di opportunità, sviluppo e crescita”.

Il ministro Franco: Recovery, obiettivo primario l’abbattimento del divario territoriale
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza puntando all’inclusione “non può non puntare sull’abbattimento dei divari territoriali, che deve essere uno degli obiettivi primari del piano italiano”. Così il ministro dell’Economia Daniele Franco al convengo ‘Sud, Progetti per ripartire” organizzato dalla ministra per il Sud Mara Carfagna. “Serve una adeguata capacità di gestire i progetti, non solo al Sud in tutto il paese”, afferma sottolineando la necessità di “rafforzare la capacità amministrativa di gestione di tutta la filiera del piano in tutto il Paese”. (Cim/Adnkronos) ISSN 2465 – 1222 24-MAR-21 12:29 NNNN

Franco: Serve uno sforzo di almeno sei anni
Il piano nazionale di ripresa e resilienza “è un’occasione importante” per lo sviluppo, “è fondamentale ma da solo non basta”, per colmare il divario territoriale in Italia “serve uno sforzo oltre i sei anni”. Così il ministro dell’Economia Daniele Franco. Ci sono “ritardi che non si risolvono in sei anni”, insiste il ministro.

Diseguaglianze penalizzano donne e giovani
“Le disparità di reddito e sul mercato del lavoro – ha continuato Franco – penalizzano soprattutto le donne e i giovani delle regioni del Sud e danno luogo a indicatori di disuguaglianza particolarmente negativi al Sud più che nel resto del Paese”.

Usare tutti gli strumenti possibili per colmare il gap Nord-Sud
“Tutti gli strumenti vanno utilizzati per recuperare il divario del Mezzogiorno. Il Pnrr è fondamentale però non dobbiamo perdere di vista gli altri strumenti e dobbiamo evitare che la spesa aggiuntiva sia compensata da una minore spesa sugli strumenti ordinari come avvenuto in passato”. La dimensioni del divario e la durata nel tempo indicano “che il ritardo non può essere riassorbito solo con un piano di sei anni per quanto ben congegnato. Richiede invece una strategia complessiva di politica economica del Paese a partire dai fondi strutturali europei e dalla legislazione ordinaria”, ha aggiunto il ministro.

Serve un cambio di passo nei tempi di impiego delle risorse
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha continuato, è “un’opportunità importante che ci consente di affrontare in modo ordinato e con rilevanti mezzi i problemi strutturali che affliggono la nostra economia” ma “dobbiamo imprimere un cambio di passo nell’impiego delle risorse, soprattutto nei tempi di impiego. La sfida che abbiamo davanti è rafforzare le strutture tecniche operative deputate all’attuazione degli interventi”.