Storia della mafia (senza stereotipi). Sales: Basta con il familismo amorale

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Com’è stato possibile che il fenomeno mafioso sia divenuto ormai parte indissolubile della realtà del nostro paese? È l’interrogativo cui prova a rispondere il nuovo libro di Isaia Sales, “Storia dell’Italia mafiosa” (Rubbettino Editore), ampia raffigurazione dei vari aspetti che concorrono alla vicenda mafiosa italiana: dalla nascita nel Mezzogiorno borbonico, allo sviluppo nell’Italia post unitaria, fino ai giorni nostri. Nel volume si propongono cinque criteri per distinguerla dalla criminalità comune. Le caratteristiche dei fenomeni mafiosi possono essere ridotte a cinque:sociale,istituzionale,economico, ideologico, ordinamentale Cominciamo dalla prima caratteristica, quella sociale. Una criminalità di tipo mafioso ha attorno a sé il “riconoscimento” di un ambiente sociale che sente il comportamento mafioso non estraneo e non esterno ai suoi codici interpretativi della realtà. E come se mafiosi e non mafiosi possedessero la stessa “grammatica” conoscitiva e comportamentale? Esatto. Non c’è mafioso se attorno a lui non c’è una comunità di sostegno che riconosce il suo linguaggio, i suoi comportamenti, i suoi gesti, i sui atti,e non li legge solo come delinquenziali. Seconda caratteristica: istituzionale. Una criminalità di tipo mafioso è tale se coloro che sono preposti alla repressione al governo della cosa pubblica sono con essa in rapporto. Perché si stabiliscono? C’è la convinzione che anche la violenza, se disciplinata e controllata, può concorrere alla regolazione della società e al governo territoriale di essa. Passiamo alla terza caratteristica, quella economica. La mafia è tale se reinveste i capitali accumulati con l’uso della violenza nell’economia legale, senza lasciare mai definitivamente gli affari illegali anche quando ha messo solide radici nell’economia legale,e senza limitarsi solo ad attività predatorie. Poi viene la quarta, che è di natura ideologica… I mafiosi hanno un modo di pensare che corrisponde a una vera e propria costruzione ideologica, nel senso di trasformare propri interessi in valori. Infine la quinta caratteristica: ordina- mentale. Gli addetti alla repressione ne riconoscono la capacità di “ordine” nel mondo anarchico delinquenziale con cui possono concordare eventuali accordi per reprimere “comunemente” i più indisciplinati. Nel volume numerose pagine sono dedicate a un pregiudizio diffuso sulSud, quello del “familismo amorale” del sociologo statunitense Edward C. Banfiels. Secondo lo studioso americano, la miseria è dovuta alla presenza di un particolare ”ethos”, che facendo concentrare gli interessi, gli affetti, le attenzioni e le preoccupazioni solo all’interno del proprio nucleo di sangue, bloccherebbe qualsiasi azione collettiva per migliorare la situazione. Il problema centrale della tesi del Banfield è la generalizzazione di uno studio di piccola scala, effettuato su circa 70 contadini di un piccolo paese della Basilicata, a tutto il Sud.