Storia dell’ambasciatore dello Stato che non c’è

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In foto Mauro Murgia

Una curiosità evidenziata solo due mesi fa da Sabrina Schiesaro sull’Unione Sarda on line è lo Stato che per molti Paesi non esiste, ma che in Italia ha addirittura un ambasciatore. Parliamo dell’Ossezia del Sud, rappresentata dal sardo Mauro Murgia. Geograficamente è nel Caucaso, come capitale ha Tskhinvali che da sola conta circa 38mila abitanti su 55mila di tutto il territorio . Russia e Georgia sono gli Stati confinanti ed è proprio quest’ultima che ne rivendica l’appartenenza anche dopo il conflitto del 2008, che ha visto il ritiro delle truppe da parte dei sovietici. Ma di fatto si proclamano autonomi dal 1991. Il capo della repubblica è Anatoliy Bibilov, quello del governo Erik Pukhayev.
Quindi è un Paese non riconosciuto dalla comunità internazionale come vero e proprio Stato, a parte dalla Russia, dal Venezuela, Nicaragua, Siria, Nauru e Tuvalu. Anche per questo Murgia è stato etichettato “ambasciatore di uno Stato che non c’è”. “Una contraddizione in termini”, spiega lui a unionesarda.it – perché se è ‘Stato’ allora esiste, e se alcuni lo hanno riconosciuto vuol dire che così è”.
Nato a Carbonia 67 anni fa, ha una storia personale e politica non banale. Figlio di un minatore (“mio padre è morto di silicosi”), è riuscito a conseguire tre lauree per cercare la propria strada. Alcuni l’hanno definito “l’ambasciatore del nulla” nonostante che ci siano tutti gli elementi previsti dalla Convenzione di Montevideo: il territorio, la lingua, un governo esclusivo e una popolazione permanente”. L’Ambasciatore spiega il perché non venga riconosciuto: “Paghiamo lo scotto di essere in mezzo allo scontro geopolitico tra Occidente e Russia, qualcuno parla addirittura dell’Ossezia del sud come di una ‘provincia russa’ o di un territorio georgiano occupato dai russi, ma non è assolutamente vero. Il Paese è pro-Russia, questo sì, ma non potrebbe essere diversamente dato che quel popolo ha salvato gli osseti dal genocidio nel 2008. All’epoca i georgiani invasero l’Ossezia e, non è un mistero, proprio con l’intenzione di eliminare fiscamente la popolazione. Attenzione: non allontanarla dalle terre ma eliminarla. Un odio profondo che risale al forte nazionalismo espresso dai georgiani. Pensano che l’Ossezia sia loro, non è così. Quando si sciolse la vecchia Unione Sovietica, le repubbliche sono tornate all’autonomia. Hanno tentato anche gli osseti ma la Georgia ha detto ‘no’. Ma perché no? Il problema di fondo è che la guerra ha di fatto urtato i georgiani in maniera tale che di questa sconfitta ne hanno poi fatto una bandiera”.
Murgia ha lasciato la Sardegna quando aveva 17 anni: “Mio padre, minatore, è morto per la silicosi e i fratelli di mia madre vivevano a Pesaro. Lei era l’ultima rimasta dei sette fratelli in totale e quindi ci siamo trasferiti. Poi ho proseguito i miei studi all’Università di Urbino e ho tre lauree: in pedagogia, sociologia e lettere. Mi sono sposato, ho due figlie grandi e adesso sono in pensione. Tutto è iniziato diversi anni fa: ho un amico la cui moglie è russa. In quel Paese ci sono stato diverse volte e avevo avviato una società in Bielorussia, avevo conosciuto anche un ministro della Abcasia (una repubblica autodichiarata che si affaccia sul Mar Nero, ndr), poi siamo arrivati al contatto con le autorità dell’Ossezia del sud perché erano alla ricerca di processi di riconoscimento. Io sono sempre disponibile per cause che sembrano perse ma che hanno un gran fascino e riguardano il diritto dei popoli o la situazione geopolitica. Così prima sono stato rappresentante in Italia, poi 4 anni fa sono stato nominato ambasciatore dal loro ministro degli Esteri e il passaporto diplomatico mi è stato dato due anni fa. Abbiamo una sede a Roma, in via Gianicolense. Io organizzo e curo una rete di ‘amici dell’Ossezia’ e di rappresentanti diplomatici come consoli, ce n’è uno in ogni regione; nonché mi occupo di agevolare irapporti commerciali tra aziende italiane e russe. Con l’Ossezia la questione è complessa perché per esempio il codice doganale non prevede il riconoscimento”.