Storia diplomatica: Leopold Berchtold

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Uomo di stato austriaco, nato a Vienna il 18 aprile 1863 da famiglia originaria della Moravia. Entrato nel servizio diplomatico austroungarico nel 1893, fu nominato consigliere a Pietroburgo, mentre vi era ambasciatore il barone Aehrenthal, il quale, divenuto ministro degli Affari esteri, lo scelse a suo successore in Russia. Gran signore, fornito di un’ingente fortuna, si rese molto accetto nella corte e nella società; ma, dal punto di vista politico, la sua missione corrispose a un periodo di attriti incessanti fra l’Austria-Ungheria e la Russia, che neppure il colloquio Aehrenthal-Isvolski, avvenuto per iniziativa del B. nel suo castello di Buchlau, nell’estate del 1908, valse a dirimere. Il Berchtold, sostituito nel marzo 1911 col conte Federico Szápáry, dopo la morte dell’Aehrenthal (17 febbraio 1912) fu nominato ministro degli Affari esteri: egli si trovò a dirigere la politica estera della monarchia durante il difficile periodo delle guerre balcaniche, le cui conseguenze non furono felici per l’Austria-Ungheria. La sola questione, nella quale Berchtold ebbe successo, fu quella dell’Albania, quando, poiché la Serbia e il Montenegro, contro le decisioni delle grandi potenze, facevano difficoltà a sgombrare Alessio, Durazzo e Scutari, assegnate allo stato libero albanese, il Berchtold minacciò di agire per proprio conto; il di San Giuliano, ministro degli Esteri italiano, s’interpose perché la Monarchia non intervenisse da sola; la Francia e l’Inghilterra sollecitarono la Russia ad ottenere che la Serbia e il Montenegro cedessero. Al principio delle guerre balcaniche, il Berchtold tentò di dissuadere la Romania dall’unirsi alla lega contro la Turchia e poi, quando scoppiarono i dissensi fra la Serbia e la Grecia da una parte e la Bulgaria dall’altra, di riavvicinarla a quest’ultima; ma i suoi sforzi fallirono. Incoraggiò poi, di sottomano, la Bulgaria ad attaccare i suoi alleati, sperando di aver occasione d’intervenire e di riparare ai danni che la Monarchia aveva subito. Ma dopo la disfatta bulgara non osò attaccare la Serbia, perché l’Italia e la Germania gli fecero intendere che, se fossero derivate complicazioni europee, non lo avrebbero appoggiato, non verificandosi il casus foederis (agosto 1913). Il Berchtold secondato dal di San Giuliano, si studiò di mantenere buoni rapporti con l’Italia. Nell’ottobre 1912 si recò a San Rossore per presentarsi a re Vittorio Emanuele III, e conferì a Pisa col ministro italiano, il quale nell’aprile 1914 gli restituì la visita ad Abbazia; in tale convegno furono presi accordi per l’Albania, dove si trovava come sovrano il principe di Wied. Il 5 dicemhre 1912 il B. firmò la rinnovazione anticipata del trattato della Triplice Alleanza; al tempo stesso la Monarchia e la Germania riconobbero la sovranità dell’Italia sulla Tripolitania e sulla Cirenaica. Sotto l’influenza di due suoi collaboratori (il conte Forgach e il barone Musulin) e del generale Conrad, ridivenuto capo di Stato maggiore verso la fine del 1912, il Berchtold dopo l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando (28 giugno 1914), si mostrò favorevole a un atteggiamento intransigente di fronte alla Serbia. Ma, come aveva omesso prima di creare una situazione diplomatica favorevole per l’azione divisata, così non seppe adoperarsi poi per migliorare le disposizioni degli stati non implicati nel conflitto fin dall’inizio. Dopo la dichiarazione della neutralità italiana (2 agosto), iniziò col di San Giuliano trattative per un accordo circa l’interpretazione dell’art. 7 del trattato della Triplice Alleanza, e i compensi che l’Austria-Ungheria avrebbe dovuto accordare all’Italia prima di procedere ad occupazioni, anche temporanee, nella penisola balcanica. Ma egli era poco convinto dell’utilità delle trattative stesse, e poco proclive a cedere territorî della Monarchia. Queste sue disposizioni, che per vero corrispondevano a quelle di tutti i circoli dirigenti di Vienna, furono una delle cause del suo ritiro, che avvenne il 15 gennaio 1915. Nel marzo 1916 fu nominato gran maestro di corte (Oberhofmeister) e gran ciambellano (Oberämmerer) dell’arciduca ereditario Carlo Francesco Giuseppe. Dopo lo sfacelo della monarchia il Berchtold si è ritirato a vita privata.