Storia diplomatica: Prospero Camogli

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Dall’inizio del Medioevo, e poi definitivamente nel 956 con il De ceremoniis aulae byzantinae dell’imperatore Costantino VII Porfirogenito, i Bizantini elaborarono un minuzioso cerimoniale che indicava la distanza da tenere quando si riceveva un capo straniero, i tempi delle comunicazioni, le riverenze più o meno profonde, i vestiti da indossare e la disposizione dei commensali nei banchetti. A Costantinopoli presero anche forma un’embrionale forma di ambasciata e un codice per le infrazioni condiviso con la Santa Sede e il regno dei Franchi. L’immunità del nunzio (ancora oggi si chiama così l’ambasciatore del papa) fu estesa alla sua dimora, che divenne inviolabile. Di queste novità si avvalse soprattutto il Vaticano, che inviava sempre più spesso in missione i suoi emissari, detti apocrisari. Nel Quattrocento fu però l’Italia la culla della diplomazia. La Pace di Lodi (1454) dimostrò l’efficacia delle trattative, mise fine al lungo conflitto tra le Signorie italiane e costruì una fitta rete di relazioni (e intrighi) tra gli Stati. Protagonisti di questa svolta furono il duca di Milano Francesco Sforza, che inviò in Francia, nel 1455, Prospero da Camogli, il primo ambasciatore stabile, e personaggi del calibro di Niccolò Machiavelli (1469-1527), trattatista, pensatore, politico e negoziatore raffinato con licenza di spiare.

Tra i compiti riservati ai diplomatici, infatti, c’era quello di presenziare a eventi mondani per seguire il gossip. Il veneziano Zaccaria Contarini, inviato in Francia nel 1491 al matrimonio di Carlo VIII con Anna di Bretagna, definì lo sposo “sgradevole” e la sposa “giovane, zoppa e furba”. Fu proprio Venezia, minacciata per terra e per mare da molti nemici, a mettere in piedi la rete diplomatica più efficiente. Grazie anche ai suoi mercanti, la Serenissima si garantì preziose informazioni e per almeno due secoli inviò ambasciatori in tutto il mondo conosciuto, per stringere accordi commerciali e tessere alleanze.

L’esempio italiano venne seguito dal resto d’Europa dove, piano piano, un più formale codice di comportamento prese il posto della legge del sotterfugio, anche grazie alla pubblicazione di trattati come il De legationibus di Alberico Gentili (1585). Benché i rapporti tra Stati continuassero a essere regolati dai matrimoni d’interesse, nel 1648, con la fine della Guerra dei trent’anni tra cattolici e protestanti e il consolidamento degli Stati nazionali, si stabilirono norme che diedero vita a un primo codice di diritto internazionale.