Storia e memoria: il tempo giovane di Almerico Realfonzo nell’Italia lacerata dalla guerra

35

di Maria Carla Tartarone

E’ uscito di recente, nel 2018, per i tipi di Mimesis Meledoro, “Il Tempo giovane”, il quarto libro sulla Resistenza di Almerico Realfonzo, vincitore del Premio “Repubblica partigiana dell’Ossola 2017. A Domodossola, il 28 settembre il libro sarà nuovamente presentato con discorsi sulla Europa delle Resistenze che molti trovano interessanti da perseguire.

Il volume raccoglie in parte, come indica il titolo, i ricordi della infanzia e dell’adolescenza dell’Autore, dell’ambiente, della vita sociale, ma soprattutto la narrazione degli avvenimenti storici della prima e della seconda guerra mondiale, trascritti con precisione e con riferimenti agli storici che se ne sono occupati. Anni difficili che interferirono nella vita e nella formazione dei giovani. L’autore trascorse quegli anni tra Napoli, Milano e Domodossola, passando al Nord il periodo più difficile per un adolescente: quello della guerra civile acquisendo un giusto amore per i luoghi sommersi dal dolore e dalle difficili scelte che si riflettevano sulla vita dei giovani in formazione. I riferimenti agli avvenimenti storici sono trascritti con grande precisione, ricchi di annotazioni tratte dai numerosi studiosi che si sono occupati di quei difficili periodi. I ricordi familiari vengono trasmessi dall’autore con estrema sensibilità nei confronti dei parenti e degli amici che vissero con lui quegli anni.

Ha introdotto l’opera Guido D’Agostino che ha concluso scrivendo: “…Una relazione stretta e feconda tra storia e memoria, insomma, collegata a sua volta alla felice disposizione a ricordare e a far rivivere i ricordi, come a volerli mettere una volta di più alla prova, alla prova di ciò che si è stati e che si è o che si è diventati. Ritengo stia qui il meglio, il significato, anche in termini di pedagogia civile, della quadrilogia di Almerico Realfonzo…”.

In Appendice hanno commentato il libro numerosi critici che avevano già letto e riferito sugli altri tre libri (“I Giardini Rosminiani”(2008),”I giorni della libertà”(2013), ”Milano 1944”(2015). Nell’appendice del volume aggiungono le loro osservazioni che aiutano a comprendere il carattere e lo stile dell’autore, nonché il valore della sua opera.

Inizia Fulvio Papi che afferma come in Realfonzo, sia rimasta accesa la memoria di quegli anni “come una radice fondamentale del proprio senso, una forza viva nei confronti delle lacerazioni del tempo”.

Emma Giammattei nel suo interessante scritto dice: ”L’opera di Realfonzo appare costruita come un puzzle di tessere combinatorie in una sequenza non cronologica ma ideale e strutturale, perché la memoria rielabora gli eventi secondo la sua gerarchia, secondo un suo intimo ordine, che isola taluni particolari, e nello stesso tempo li rende esemplari e simultanei, in una visione da lontano. … Un’approfondita conoscenza storica, tanto più preziosa in una stagione come quella odierna in cui non accennano a dileguarsi riletture distorte e prive di fondamento del nostro recente passato… Una testimonianza, infine, esemplare del rapporto fecondo che si può instaurare tra memoria e storia, e tanto più necessario in un momento in cui l’una e l’altra paiono esposte a pericoli e rischi nient’affatto trascurabili”.

Segue Francesco Soverina che scrive: “In tre densi libri-I Giardini Rosminiani (2008), I Giorni della Libertà (2013), Milano 1944 (2015)- in cui il suo percorso individuale si intreccia con la Grande Storia, Realfonzo si concentra soprattutto sul fatidico biennio ’43-’45, muovendosi sul filo tra memoria e storia. Una testimonianza, infine, esemplare del rapporto fecondo che si può instaurare tra memoria e storia, e tanto più necessario in un momento in cui l’una e l’altra paiono esposte a pericoli e rischi nient’affatto trascurabili”.

Fiorella Franchini sostiene, a proposito delle opere dell’autore: “Ricchi di note e di digressioni, non sono solo un trasferimento di ricordi ma un atto di partecipazione umana, morale, politica, un notevole impegno culturale di pensiero autobiografico che esercita uno straordinario valore educativo e creativo”.

Raffaele Manica cita il premio “Repubblica partigiana dell’Ossola”, ricevuto da Realfonzo nel 2017, ricordando il titolo dell’articolo “Domodossola entra nella Storia” che scrisse Gianfranco Contini nel 1944 in occasione dei preziosi “Quaranta giorni di libertà” vissuti a Domodossola con l’augurio che gli avvenimenti appena trascorsi venissero ricordati nelle scuole. Ed è ciò che i domesi ancora insegnano.

Umberto Ranieri: “Realfonzo, senza mai assumere toni retorici…fa sfilare dinanzi al lettore l’incalzante succedersi degli avvenimenti che hanno interessato “la piccola città di frontiera” di Domo, Napoli dall’occupazione nazista all’amministrazione anglo-americana, Milano avvolta nella cappa plumbea dello scontro tra gappisti e seguaci dell’agonizzante e truce nazifascismo”.

Federica D’Alfonso: “… il premio “Repubblica partigiana dell’Ossola” …conferito all’autore nel settembre del 2017 realizza concretamente l’esigenza di conservare e raccontare la memoria storica alle nuove generazioni: la costante riaffermazione dei valori di libertà e democrazia è l’eco ultima in opere come quelle di Almerico Realfonzo e lo scopo principale per il quali eventi come quello del premio devono continuare ad esistere”.

Carlo Bologna: “…Un premio ha senso se diventa l’occasione per trasmettere un messaggio. Realfonzo lo ha affidato ai suoi libri nel modo più chiaro: le scelte, quelle importanti, non devono aspettare. I giovani devono essere protagonisti del loro destino, decidere da che parte stare”…

Pier Antonio Ragozza conclude le note degli scrittori, da me riassunte, accennando al filo della memoria disteso dallo scrittore tra Napoli e Domodossola. Novecento chilometri collegati da un “filo ideale che passa attraverso il tempo e la storia. A stendere questo filo è stato Almerico Realfonzo che sfollato negli anni della guerra, fu a Domodossola fino all’agosto 1944 quando-proprio alla vigilia della prima liberazione dell’Ossola- si trasferì a Milano dove visse gli ultimi mesi del conflitto, prendendo parte alla liberazione della città nell’aprile del 1945”. Ragozza pone infine l’accento sulle iniziative promotrici dei ricordi domesi di Realfonzo come promotore del convegno di studi ”’L’esperimento di democrazia della Repubblica partigiana dell’Ossola” organizzato dalla Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, Facoltà di Scienze Politiche, svoltosi a Palazzo du Mesnil nell’aprile del 2010. E gli incontri non si fermarono qui, altre iniziative tennero desti i rapporti tra Domodossola e Napoli, fino a giungere al premio, ed ora alla pubblicazione dell’ultimo libro rigorosamente attento al racconto storico. Non ultimo Luigi Alviggi ha scritto positivamente nel suo libro “Sassi scagliati in alto” sui precedenti libri dell’Autore, caratterizzati dallo stesso tipo di scrittura. Recentemente il libro è stato presentato nella Libreria “Io ci sto” dai relatori, Fiorella Franchini, Mauro Giancaspro, presente l’Assessore alla Cultura Nino Daniele e lo studioso Antonio Filippetti.

Il 7 dicembre 2018 il libro era già stato presentato, per la prima volta, presso la “Università Suor Orsola Benincasa”, con il contributo letterario della Preside Emma Giammattei, del rimpianto giornalista e scrittore Francesco Durante e dello storico Eugenio Capozzi. Anche in questa circostanza, i relatori sottolinearono unanimemente la qualità letteraria del libro ed il suo valore storico-sociale, come un pacato monito per le future generazioni a non cadere in nuovi inciampi extrademocratici della storia, dai quali si rischia di uscire faticosamente ed a costi sociali elevatissimi.