Strage Casteldaccia, “villetta poteva essere demolita”

15

(AdnKronos) – Disastro colposo e omicidio colposo. Sono queste le ipotesi di reato su cui indaga la procura di Termini Imerese per l’. Ne dà conferma all’Adnkronos il Procuratore Ambrogio Cartosio che ieri si è voluto recare personalmente sul luogo del disastro e sorvolato la zona. “Ma siamo ancora nelle primissime fasi delle indagini – dice il magistrato- al momento stiamo indagando contro ignoti e già nei prossimi giorni potrebbero esserci importanti sviluppi”.

Sulla villetta di Casteldaccia pendeva un ordine di demolizione, ha affermato il sindaco del comune palermitano Giovanni Di Giacinto, che però non è mai stato eseguito perché i proprietari hanno impugnato l’ordine del Comune davanti al Tar. “Finora il Tar non si era espresso – ha detto Di Giacinto – quindi non abbiamo potuto demolire la casa”. La documentazione relativa alla demolizione è stata consegnata dal sindaco alla polizia che conduce l’inchiesta coordinata dalla Procura di Termini Imerese (Palermo). “Siamo qui con la polizia – ha aggiunto l’ex deputato dell’Ars – perché stiamo consegnando tutte le carte”.

Ma dal Consiglio di Stato e della Giustizia amministrativa con una nota fanno sapere che “il Tar Sicilia – Palermo non ha mai sospeso l’ordinanza di demolizione del sindaco dell’immobile sito in contrada Cavallaro a Casteldaccia travolto dall’esondazione del fiume Milicia (decreto n. 1602 del 2011). Né può sostenersi che la semplice presentazione di ricorso sia di per sé sufficiente a bloccare l’efficacia dell’ordine di demolizione”. “In ogni caso, nel 2011 il giudizio al Tar si è concluso e l’ordinanza di demolizione del sindaco non è stata annullata; né il Comune si è mai costituito in giudizio. Quindi, in questi anni l’ordinanza di demolizione poteva – e doveva – essere eseguita”, si legge. “Ogni altra ricostruzione dei fatti, in merito a questa tragedia in cui hanno perso la vita 9 persone, è falsa e volta a delegittimare l’Istituzione della giustizia amministrativa”, dice il Cga.

Cosa è accaduto – Solo in quattro si sono salvati. Tutti gli altri, ben 9 persone, componenti di due gruppi familiari, sono morti quando la villetta è stata travolta da acqua e fango proveniente dal fiume Milicia hanno sfondato i vetri della villetta di Casteldaccia, raccontano i soccorritori che sono intervenuti subito dopo la tragedia nell’abitazione che si trova a poche centinaia di metri dal fiume esondato. “Non c’è stato il tempo per salvarsi”, dicono. L’acqua e il fango hanno raggiunto il tetto della casa dove due nuclei familiari si erano riuniti per un compleanno. I morti sono due bambini di uno e tre anni, un ragazzo di 15 anni e 6 adulti. A salvarsi un uomo e due bambine che avevano da poco lasciato le famiglie per andare a comprare dei dolci e un altro uomo, il 35enne . Nell’alluvione l’uomo ha perso la moglie e due figli, una di un anno e uno di 15. “Sono rimasto aggrappato per più di due ore e mezzo a un albero. Gridavo con tutta la forza in corpo – racconta – per chiedere aiuto per i miei familiari. Ma ho perso tutto. Mia moglie e due figli. Sono un uomo disperato”. La terza figlia si è salvata solo perché era andata a comprare i dolci con lo zio.

Le salme delle nove persone morte sono state trasferite nella notte nella chiesa Madonna di Lourdes di Palermo. Le bare sono state sistemate nella chiesa dove è allestita la camera ardente in attesa dei funerali. Ieri i parenti delle vittime hanno chiesto al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, di potere celebrare i funerali solenni nella cattedrale di Palermo. Con ogni probabilità i funerali saranno celebrati domani. Le vittime sono la moglie dell’unico superstite Giuseppe Giordano, Stefania Catanzaro di 32 anni, la figlia di un anno Rachele e il . Morti anche i genitori di Giordano, Antonino Giordano di 65 anni e la moglie Matilde Comito. E, ancora, la sorella Monia Giordano, 40 e il fratello Marco Giordano di 32. Il figlio di tre anni della donna, Francesco Rughoo, oltre alla nonna del bimbo, Nunzia Flamia di 65 anni.

Decine di cittadini palermitani stanno lasciando tanti fiori bianchi all’ingresso della chiesa dove c’è la camera ardente. Presenti anche due psicologi dell’Asp di Palermo per dare un supporto psicologico a Giuseppe Giordano che, circondato dai suoi parenti, continua a invocare i nomi della moglie Stefania e dei due figli morti. L’uomo è accasciato accanto alla bara aperta della figlia. La bimba è stata sistemata accanto alla madre.