Strage di bambini in Messico, crolla la scuola: 21 sepolti sotto le macerie

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Roma, 20 ago. (AdnKronos) – Quando la scossa è arrivata José, Gustavo, Oscar e Jessica, tutti 7 anni, erano in classe con i loro compagni come facevano ogni giorno. Seduti tra i banchi con matite e quaderni, quando la terra è tornata a tremare in Messico, i piccoli non hanno avuto scampo: sono morti schiacciati dal crollo dell’istituto Enrique Rebsamen, un complesso di due edifici bianchi a Villa Coapa, nel sud di Città del Messico, che ha tremato, ha vibrato e poi si è sbriciolato come fosse di carta. Assieme a loro altri 17 sono stati trovati senza vita. In tutto il tragico bilancio parla di 21 bambini. I corpicini sono stati tirati fuori dalle macerie uno a uno assieme a quelli di quattro insegnanti. Mentre una bambina di sei anni, riporta El Universal, ha passato la notte sotto le macerie continuando a messaggiare su Whatsapp con la mamma.

Un dramma nel dramma quello della scuola Enrique Rebsamen, un istituto composto da due palazzine (una è crollata mentre l’altra, pesantemente danneggiata, è restata in piedi) che contava oltre 400 alunni tra scuola materna, elementari e medie e che rimarrà il simbolo più tragico di questo terremoto. Quando il sisma di 7.1 ha colpito il Paese, l’orologio segnava le 13.15, orario in cui le scuole sono ancora piene zeppe di studenti.

“È il posto in cui si trovava il maggior numero di bambini che hanno perso la vita”, ha dichiarato a Televisa Luis Felipe Puente, direttore generale della Protezione Civile messicana. Come se non bastasse il conto già tragico delle centinaia di vittime di Città del Messico, a questo dramma si aggiunge il coro disperato di tanti, tantissimi genitori che hanno passato la notte a chiamare i loro bambini in strada. Aggrappati alla speranza di poterli riabbracciare presto, non si danno pace.

I media messicani raccontano che molti corpi sono stati recuperati, alcuni bambini si sono salvati e sono stati trasportati d’urgenza in ospedale. Altri invece non ce l’hanno fatta. Il presidente messicano Enrique Pena Nieto ieri sera ha parlato di “trenta bambini dispersi”, ma il bilancio potrebbe aumentare. I soccorritori hanno continuato a scavare per tutta la notte, mentre tra lacrime e singhiozzi i genitori si aggiravano attorno alla scuola con il nome dei loro piccoli scritto con il pennarello nero su foglietti e cartoni. Alcuni soccorritori hanno invece informato le mamme e i papà dei piccoli Diego, Anel, Karen, Roberto, Valentín e Cintia (alcuni dei bambini tratti in salvo), che i loro cuccioli sono vivi e che si trovano all’ospedale Angeles Acoxpa.

Come accade di solito in tragedie simili, scrive ‘Eje Central’, che ha diffuso una prima lista dei nomi dei bambini morti e di quelli recuperati, la forza e la volontà dei messicani di rialzarsi non si è fatta attendere. Tanti cittadini che abitano a pochi metri dalla scuola si sono coordinati con soccorritori e volontari per far arrivare il più rapidamente possibile gli aiuti necessari, dalla benzina per i generatori a disinfettanti e medicine, visto che la corrente è saltata e che i feriti ormai non si contano più.