Street art, al Kobe Park di Montedonzelli un murale per Mario Paciolla

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“Nella rappresentazione Mario indossa la maglietta di Corto Maltese, un personaggio che lo rappresenta a pieno, come viaggiatore e come spirito libero. Sullo sfondo dei gabbiani e un’isola in lontananza”. Queste le parole usate dallo street artist Luca Carnevale per descrivere il murale realizzato in memoria di Mario Paciolla, il cooperante Onu di origini napoletane trovato morto in circostanze sospette nella sua abitazione in Colombia lo scorso 15 luglio. “Insieme agli amici e ai genitori di Mario Paciolla – prosegue – ho lavorato alla composizione del murale, che rientra nel progetto Humanhero. Si tratta di un progetto con cui voglio rendere omaggio a tutti gli ‘eroi umani’ di Napoli, della Campania e del sud in generale. Facendo un po’ il verso ai supereroi americani che hanno lo status di ‘super’, io voglio invece dare maggiore rilevanza al lato umano. Mario era molto tenace sul campo da basket e lo è stato anche nella vita, sacrificandosi per qualcosa che era più grande di lui”. L’opera, inaugurata oggi ai giardinetti di Via dell’Erba, nel quartiere di Montedonzelli a Napoli, rappresenta un’occasione per non spegnere i riflettori sul caso che lo ha tragicamente coinvolto. “Il murale – ancora Carnevale – è un piccolo tassello verso la verità, uno strumento con cui bisogna pretendere giustizia”. Un modo, quindi, per tenere viva e alta la memoria di Mario e chiedere, come afferma la madre del cooperante, Anna Motta, “verità e giustizia, per lui, ma anche per tutti coloro che, come mio figlio, sognano un mondo migliore”. La scelta di realizzare il murale nei pressi del campetto di Montedonzelli non è casuale. “Mario – afferma Simone Campora, suo amico, nonché presidente del comitato Kobe Park – era un grande interprete di gioco e fa parte di una ricchissima comunità cestistica napoletana”. Comunità che oggi vive e respira della vivacità del parco, uno spazio che Luca Carnevale è felice di aver “reso più colorato”. Infatti – continua – “dipingendo un muro si portano colore e diversità. Le immagini aiutano molto i giovani a riflettere e questa, che è un’oasi verde nella città, è anche punto di riferimento per tutti i bambini e ragazzi che fanno basket e skateboard”. Giovani che adesso saranno partecipi di un grande sforzo di memoria collettiva, “necessario – prosegue Campora – a tenere viva l’attenzione sul caso. Oggi l’opinione pubblica può scalfire la più dura delle superfici e portarci a verità e giustizia”. Una causa nobile, quella di Mario e per Mario, che vive adesso in uno spazio di comunità. Uno spazio urbano dimenticato cui il comitato Kobe Park, grazie alla collaborazione delle istituzioni locali, del sindaco, ma anche dell’assessore al Verde urbano Luigi Felaco e del consigliere della V municipalità Adolfo De Santis, ha dato nuova luce e speranza. Un esempio che regala preziosi momenti di riflessione su tematiche di cittadinanza attiva e sui beni comuni. Iniziativa del comitato anche quella di allestire una fontanella, così da limitare il consumo, e facilitare lo smaltimento, di bottiglie di plastica per l’acqua. Nel prossimo futuro, Kobe Park spera di poter realizzare, nell’area antistante il campetto, uno spazio adibito esclusivamente alla pratica dello skateboard. Soprattutto ci si augura, come anche ha sottolineato il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, presente all’inaugurazione, che “i giovani, osservando il viso di Mario e conoscendo la sua storia, scelgano di impegnarsi piuttosto che narcotizzarsi”. Una pratica che, purtroppo, vede coinvolti ancora troppi dei frequentatori del parco, spesso usato anche come piazza di spaccio. Questo almeno quello che racconta chi vive il quartiere e desidera non solo giocare al parco, ma difenderlo a tutti i costi. Si spera che, se non il volto, almeno le parole, la poesia di Mario, ora sul muro grazie a Samuel Mojo, possano infondere speranza anche nelle ore più buie della notte: “Non diventerò un astronauta, ma amerò lo stesso la luna. Non sarò lupo di mare, ma vi troverò sempre un rifugio. Non comporrò una canzone, ma mi emozionerò ascoltando la magia della musica. Non ritrarrò né l’alba né il tramonto di un placido paesaggio campestre, ma ne coglierò l’essenza.Non conoscerò il nome delle stelle, ma riuscirò a raccoglierlo quando inciamperanno nel buio. Non avrò le ali di un gabbiano, forse, ma volerò lo stesso”.