Street art, Jorit e Leone: le nuove frontiere dell’arte contemporanea a Buonalbergo

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Di Angela Cerritello

“Futuro, arte. Due delle più esplosive categorie della moderna cultura riflessiva sono state combinate come se si trattasse di cose del tutto innocenti. Messe insieme in modo così secco sono come due colpi d’ arma da fuoco indirizzati alla coscienza intellettuale” scrive Peter Sloterdijk, introducendo così il suo pensiero:”Il futuro dell’arte – mi chiedo se sia possibile indulgere seriamente a un argomento talmente problematico senza che chi si è preso la briga di parlarne non debba temere il peggio”.
E’ da qui che forse si comprende, al completamento dell’opera del celebre street artist Jorit Agoch che va a ridisegnare lo skyline del borgo di Buonalbergo, il progetto che il Palazzetto delle Arti FortoreSannio sta portando avanti. Futuro, arte. Due parole che al proprio già ponderoso peso specifico aggiungono una certa carica esplosiva quando sono tra loro concordate. E’ vero, come scrive Sloterdijk è un azzardo parlarne, ma forse è un azzardo ancor più grande il non farlo. A dimostrarlo è proprio l’operazione ad ampio raggio culturale che il Palazzetto, sotto la guida del Direttore Artistico Giuseppe Leone, ha promosso, tramite una serie di numerose iniziative che trasversalmente attraversano il mondo dell’arte. In primis l’opera di Jorit che, trasformatasi in una vera e propria performance che ha tenuto viva l’attenzione di pubblico e critica, trasfigura, attraverso un linguaggio contemporaneo, i volti di due personaggi storici del luogo: Boemondo e Alberada. Attraverso l’opera e visto il suo successo, seguirà in autunno un laboratorio di street art, mentre l’artista sarà uno dei protagonisti di Il Viaggio: Guardando ad Occidente, mostra inaugurale dello spazio espositivo del Palazzetto. La mostra, curata da Ferdinando Creta, Azzurra Immediato, Lea Farina, Angela Cerritello e Francesco Creta, con la direzione artistica di Giuseppe Leone, ospiterà inoltre i lavori di numerosi artisti cinesi, già allievi del Maestro Leone presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. A formulare un racconto visuale, che si scandisce di sala in sala su un alternarsi di significati simbolici e riflessioni antropologiche, sono le opere dello stesso Giuseppe Leone e il poeta visivo Luciano Caruso, che singolarmente e ancor di più assieme, creano un universo dove la materia, di quella che vien voglia di toccarla, e la parola, di quella che vien voglia di pronunciarla, predispongono un terreno fertilissimo di nuove esperienze estetiche, semantiche e semiotiche.
Il Palazzetto delle Arti FortoreSannio, con sede nello storico Palazzo Angelini, si palesa allora come un isola galleggiante, lì, sui pendii collinari dell’entroterra campano dove futuro e arte sembravano sì due parole azzardate. Un’isola galleggiante che contraddice i sistemi usuali della diffusione culturale, codificandoli in un linguaggio semplice, ma al contempo corposo e obliquo che sa raggiungere e coinvolgere la critica intellettuale quanto la comunità locale, intesa come unità attiva. Dopo operazioni come Tutto Astratto, Astratto di Tutti e Presta il Tuo Volto, che spingono l’idea di arte verso panorami sperimentali e fortemente comunicativi, è lo stesso Leone ad affermare: “E’ stato fondamentale per la messa appunto e la diffusione dell’offerta promossa dal Palazzetto delle Arti del FortoreSannio il supporto economico fornito al concittadino newyorkese Berardo Paradiso, l’ impegno dell’ impresa Prestige Building e della Pro-Loco di Buonalbergo così come dell’associazione Smart Fortore. Si deve a loro il raggiungimento di alcuni obiettivi che hanno reso possibili alcune proposte e iniziative del Palazzetto” , così sottolineando come la cultura non sia un qualcosa di prefissato ed inculcato dall’alto, ma un “sentire”. Bisogna sentire culturalmente, pensare nei termini della cultura e agire in essa. La cultura si costruisce assieme, affinché possa evolversi, trasformarsi, diventare arte partecipata.