Strega, i segreti di un liquore che ha conquistato il mondo

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Benevento, corre l’anno 1860. Giuseppe Alberti apre un caffè nella piazza principale della città e dà il via alla produzione di un liquore a cui dà il nome “Strega” per l’antica leggenda che vuole Benevento luogo di Sabba e riti stregoneschi. Da qui parte la storia di uno dei liquori più famosi di Italia e del mondo. Alberti è nativo di Napoli. Suo padre, Carmine Vincenzo, è speziale e cioccolatiere. È costretto alla fuga dal Regno delle Due Sicilie per i suoi ideali liberali. 

Ripara con la famiglia a Benevento, allora appartenente allo Stato Pontificio. Padre e figlio elaborano la prima ricetta di uno Strega. Lo stabilimento viene fatto sorgere a piazza Vittoria Colonna, di fronte alla stazione ferroviaria. 

 

Il treno è fondamentale per la fortuna dello Strega, garantendone facilmente il trasporto” racconta Giuseppe D’Avino, presidente dell’azienda. “Negli anni l’azienda fiorisce e si afferma sul mercato nazionale, poi allarga i suoi confini ad altri paesi: Francia, Svizzera, Libia”. Qui, già dai primi anni Venti del Novecento si intuì l’importanza della comunicazione. “Nacque un logo e una scritta specifica per il nome del liquore, fu dato vita a splendidi manifesti pubblicitari, disegnati da celebri illustratori come Marcello Dudovich” spiega D’Avino. Manifesti che si trovano nello Spazio Strega, polo espositivo del marchio che fa tutt’uno con lo stabilimento produttivo. Qui si trovano le gigantografie con dedica dei vincitori del Premio Strega, il più importante premio letterario italiano vinto da alcuni dei più grandi scrittori italiani, da Ennio Flaiano a Giuseppe Tomasi di Lampedusa, da Elsa Morante ad Alberto Moravia, da Primo Levi a Umberto Eco. 

La nascita del premio nel 1946 per volontà di Guido Alberti coincide con la rinascita dell’azienda, che si trovò a fronteggiare la distruzione di circa metà stabilimento per opera dei bombardamenti. La produzione riparte, negli anni Cinquanta si dà il via alla produzione dolciaria, riprende la diffusione del marchio nel mondo con la nascita di due nuovi stabilimenti a San Paolo in Brasile e a Buenos Aires. Ma com’è fatto lo Strega? La ricetta è rigorosamente segreta. Le circa cinquanta spezie utilizzate sono stipate in cassonetti e contrassegnate solo da un numero. Insieme alle noci fresche e all’alcol, da 156 anni danno vita all’inconfondibile Strega. Quel che è certo è che a dare il classico colore giallo al liquore beneventano è lo zafferano.

 

I nostri operai conoscono il quantitativo esatto ma non il nome” spiega il presidente D’Avino. Già, perché si contano quasi 450 imitazioni nel mondo dello Strega. Il liquore viene tenuto sei mesi in tini di invecchiamento prima di partire per i negozi. Oggi la Strega Alberti è una realtà consolidata nel settore. Un milione sono i litri di produzione annua esportati in quaranta Paesi nel mondo. Da qui partono le classiche bottiglie di Strega, il torrone Strega, i dolci Alberti, i Gocciolioni e tutte le specialità prodotte dall’azienda. Con una novità: i cocktail Strega, l’ultima invenzione della casa nell’era degli aperitivi e dei drink. Una storia passata attraverso sei generazioni di industriali, cominciata in quel lontano 1860 quando un padre e un figlio diedero vita a quel liquore chiamato Strega.