Studi professionali, sì agli ammortizzatori

27

Non escludere gli studi professionali dalla Cig in deroga. Questa la richiesta delle professioni italiane, guidate da Marina Calderone, Presidente del Cup (Comitato unitario professioni) e del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Non escludere gli studi professionali dalla Cig in deroga. Questa la richiesta delle professioni italiane, guidate da Marina Calderone, Presidente del Cup (Comitato unitario professioni) e del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro, che ha rappresentato le riflessioni degli Ordini sullo schema del decreto ministeriale in materia di Ammortizzatori sociali in Deroga (Atto del governo n. 74), che verrà votato domani dalla Commissione Lavoro della Camera dei deputati: le disposizioni contenute nella bozza del testo, che ridisegna i criteri di accesso per la Cassa Integrazione in deroga escludono i datori di lavoro non imprenditori, tra i quali rientrano i titolari di studi professionali. E, di conseguenza, i loro dipendenti. “Non è comprensibile il perché dell’esclusione dei dipendenti degli studi professionali dagli ammortizzatori sociali, limitazione che era stata superata e che ora viene ripristinata in questo decreto. Ma sono sicura che la Commissione Lavoro della Camera interpreterà nel giusto modo le istanze degli Ordini Professionali rimediando a questa clamorosa discriminazione, che riguarda un comparto attivo e ricco sia di lavoratori autonomi che subordinati” ha dichiarato il Presidente Calderone. Un provvedimento che sconcerta e preoccupa i professionisti, da sempre in prima linea nell’affrontare le gravissime conseguenze della crisi economica al fianco di aziende, cittadini e istituzioni, e il cui prezioso ruolo di azione sussidiaria a favore dello Stato sarebbe indebolito da una norma anacronistica. I 27 Ordini Professionali hanno inoltre un impatto socio-economico fondamentale sul Paese: con un volume d’affari complessivo pari a 196 miliardi di euro, il peso economico delle professioni si posiziona al 15,1% del PIL del Paese, con un volume occupazionale dell’indotto pari complessivamente a quasi 2,15 milioni di unità, suddivisi tra circa 1 milione di dipendenti degli studi professionali (308 mila professionisti e 690 mila non professionisti) e 1,15 milioni di occupati nell’indotto allargato (servizi, macchinari e attrezzature ad uso degli studi professionali. Nel complesso tra occupazione diretta (2,1 milioni) e indotto, il bacino occupazionale delle professioni è stimato in poco più di 3,9 milioni di posti di lavoro, pari al 15,9% dell’occupazione complessiva, con l’8,5% di occupazione diretta e l’8,7% nell’indotto.