Studio di Mps sull’economia locale Pasta e conserve il vero oro campano

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Il settore ha un valore aggiunto del 5% sul sistema produttivo ed è primo in Italia per numero dio aziende Ma per crescere servono investimenti diretti dall’estero, che ora hanno un peso dello 0,2% sul totale Il settore ha un valore aggiunto del 5% sul sistema produttivo ed è primo in Italia per numero dio aziende Ma per crescere servono investimenti diretti dall’estero, che ora hanno un peso dello 0,2% sul totale L’agroalimentare, con la sua propensione a immettere sul mercato produzioni di qualità, è l’unico settore in grado di trainare la ripresa economica della Campania. La considerazione, autorevole e basata su dati raccolti in uno studio che analizza peculiarità del territorio e dimensione economica regionale, proviene dal gruppo Monte dei Paschi di Siena. Il comparto agroalimentare ha un valore aggiunto del 5 per cento sull’intero sistema produttivo locale e, secondo quanto si legge nel rapporto di Mps, “può garantire a breve e medio termine nuovi investimenti e diventare un punto di forza del Made in Italy nel mondo”. L’industria agroalimentare campana è quinta a livello nazionale per giro d’affari e fatturato e prima, invece, per numero di aziende. Le prospettive di crescita, però, non si fermano qui. “La ripresa dell’economia campana – è scritto nel documento diffuso dall’istituto di credito – passa anche attraverso rilancio del territorio, innovazione, potenziamento dell’offerta turistica e dei servizi connessi”. Amministratori sotto accusa E cosa, invece, frena lo sviluppo? L’analisi di Mps è impietosa. “La poco efficiente amministrazione del territorio e la presenza, in alcune aree, della criminalità organizzata rappresentano senza dubbio un elemento di intoppo per la crescita del sistema economico campano”. Ed è un peccato, perché a sentire l’area Research and Ir della banca, a cui si deve l’idea di realizzare lo studio, “la Campania è una regione dalle enormi potenzialità economiche”. Un salvagente dall’estero Ciò che serve alla Campania, inoltre, è un piano per attrarre capitali dall’estero. Perché gli investimenti diretti da oltre confine in regione rappresentano appena lo 0,2 per cento del totale a fronte di una media nazionale, pur bassa, dell’1,6 per cento. Eppure la più grande e importante realtà del Mezzogiorno possiede un’elevata propensione a interagire con i mercati internazionali. Lo dimostrano il fatturato estero, in crescita dello 0,7 per cento nel primo trimestre del 2014, e una posizione logistica invidiabile seppure non supportata da adeguate strutture. Eppure l’apertura all’estero e l’attrazione di capitali stranieri rappresentano quasi una scelta obbligata per il sistema produttivo locale visto che dal mercato interno non provengono segnali di ripresa. L’aumento della disoccupazione non incoraggia i consumi e gli stessi dati sul prodotto interno lordo, calato del 4 per cento nel 2013, offrono un quadro generale poco incoraggiante. Il rapporto di Mps, però, pur prevedendo un ulteriore decremento del Pil, nell’ordine dell’1,4 per cento, a fine 2014 ritiene possibile una ripresa dell’economia campana a partire dal 2015, quando dovrebbe verificarsi una crescita pari allo 0,5 per cento. Industria, una debole ripresa Un altro dato negativo che emerge dal rapporto di Mps è l’incapacità, da parte dell’industria, di tornare a essere protagonista dello sviluppo economico nei grandi centri. Qualche timido segnale positivo si riscontra nelle aree di Benevento e Caserta, dove è in atto una crescita impercettibile (0,1 per cento) ma comunque reale. Non progrediscono, ma non sono nemmeno in flessione, Avellino e Napoli mentre continua a calare (1,1 per cento) la produzione industriale a Salerno e provincia. Edilizia, tunnel senza uscita Non vede la luce il comparto delle costruzioni, da sempre traino dell’economia regionale. Tutto nasce dal costante decremento delle compravendite, che nel 2013 raggiunge quota 11,8 per cento. Se nessuno compra le case il segmento produttivo dell’edilizia va in crisi. E le banche, che sono in cima a quella catena di trasmissione che unisce acquirenti e imprese di costruzione, possono fare poco per incoraggiare la ripresa. Perché anche nel loro settore gli effetti della crisi si fanno sentire. Se, infatti, il 25 per cento dei prestiti va in sofferenza diventa difficile, per un istituto di credito che opera in Campania, ragionare di mutui e cifre più elevate. Porti, Salerno cresce di più L’assenza di una guida per lo scalo di Napoli sta danneggiando l’intero sistema portuale della Campania. Che continua a perdere quote di mercato a livello nazionale: 10,3 per cento nel 2001, 7,4 per cento nel 2013. Ciò che risalta, guardando sempre al lungo periodo, è il progresso del porto di Salerno ai danni di quello napoletano. Dal 2008 a oggi il traffico di container cala del 12,8 per cento nel capoluogo mentre aumenta del 26,3 per cento nella seconda città della Campania. Confronto impari anche nell’ambito della movimentazione di merci: più 7,8 per cento a Salerno, un anno, e più 1,8 per cento a Napoli. In questo ambito i due porti campani sono in controtendenza rispetto a una stagione di decremento del traffico negli approdi del Sud. Non va benissimo, ma secondo Mps è colpa delle infrastrutture scadenti e dei pochi servizi, il segmento delle crociere, dove Napoli registra addirittura un calo annuale del 6,8 per cento.


Pil, la ripresa solo nel 2016 • Prodotto interno lordo 2013: meno 4% • Previsione prodotto interno lordo 2014: meno 1,4% • Province con la migliore produzione industriale: Benevento e Caserta (più 0,1%) • Provincia con la peggiore produzione industriale: Salerno (meno 1,1%) • Settore a più elevato valore aggiunto: Agroalimentare (5%) • Fatturato delle esportazioni: più 0,7% • Investimenti esteri in Campania: 0,2% del totale Mps prevede una ripresa lenta ma costante dell’economia campana, che tornerà a crescere tra due anni