Studiosa delle particelle, scienza e donne possono salvare l’Europa

32

Milano, 12 giu. (AdnKronos Salute) – “L’Europa non vive un momento facile. E io che da sempre mi dedico alla ricerca sono convinta di una cosa: o si sviluppa un nuovo umanesimo intriso di scienza e cultura oppure il declino del Vecchio continente continuerà. In questo scenario, che siano le donne questa volta a salvare l’Europa? Assumiamoci questa responsabilità per il futuro nostro e dei nostri figli”. E’ il messaggio di Lucia Votano, classe 1947, fisica calabrese arrivata al top: prima donna a dirigere dal 2009 al 2012 il laboratorio nazionale del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di fisica nucleare. Quest’anno le è toccato il compito di presiedere la giuria del premio ‘L’Oréal Italia per le donne e la scienza’, programma lanciato ormai 15 anni fa nel Belpaese, in collaborazione con la Commissione nazionale italiana per l’Unesco. (Video)

“Un’eredità pesante che raccolgo da un eminente scienziato, Umberto Veronesi. Spero di essere all’altezza”, si schermisce. La studiosa di fisica astroparticellare (materia “in cui l’infinitamente grande e l’infintamente piccolo del nostro universo si toccano”, spiega) riflette sul futuro dell’Europa, su un suo rilancio. Ed evidenziando la necessità che “nell’agenda politica dell’Unione si metta al primo posto lo sviluppo solido di scienza, cultura e conoscenza, come aspetti trainanti anche da un punto di vista economico”, immagina un ruolo importante per le donne. “Il divario uomo-donna”, riflette, può essere un ostacolo a una “crescita forte dell’Europa”.

Ed ecco, allora il suo messaggio alle ragazze che si sognano con un camice addosso: “E’ un periodo della mia vita in cui mi dedico tanto alla divulgazione. E a loro dico: state tranquille, il vostro cervello non ha nulla di meno rispetto a quello degli uomini. Non fatevi influenzare da quelli che sono i pregiudizi comuni, che dipingono le donne come meno portate per le carriere scientifiche. In Italia abbiamo molto bisogno di riequilibrare il rapporto fra ricercatori uomini e ricercatrici”.

Votano porta la sua testimonianza: “Ho avuto difficoltà – ammette – ma come i miei colleghi maschi. Posso dire di non aver subito mai delle discriminazioni palesi. Però, in generale, c’è qualcosa di subdolo se ancora oggi, sia nel campo universitario che nell’ambito degli enti di ricerca, il numero di ricercatrici al primo livello si aggira massimo al 30% e poi il numero si restringe ulteriormente andando, al livello di professore ordinario o dirigente di ricerca, a non oltre il 5%. Evidentemente c’è ancora molto da lavorare in questa direzione. Ma credo che, ora che il numero di iscritti nelle facoltà scientifiche si sta riequilibrando a favore delle donne, col tempo anche questo divario nella carriera possa essere colmato. Quando mi sono iscritta alla facoltà di Fisica noi donne eravamo sì e no il 5%-10%. Adesso, probabilmente, siamo alla parità, anche se il numero di studentesse che poi si dedica alla ricerca crolla”.

Votano è arrivata al top, racconta, “lavorando con molto impegno ed essendo conscia di non avere niente di meno rispetto agli uomini. Forse, pur non avendo subito discriminazioni, sono arrivata con un pizzico di ritardo rispetto ai miei colleghi maschi. Credo sia un prezzo che la mia generazione ha pagato, e spero invece che le nuove generazioni di scienziate non debbano pagarlo. Per il futuro mi auguro che le cose migliorino sempre di più”, conclude.