Sud colonia tedesca, la questione meridionale oggi

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Roma, 14 gen. (AdnKronos) – ‘Sud Colonia tedesca’. Ovvero, la questione meridionale oggi. Il libro di Andrea Del Monaco sarà presentato mercoledì alla Camera alla presenza, tra gli altri, di Renato Brunetta, presidente dei deputati di Fi, del presidente della commissione bilancio della Camera Francesco Boccia e del presidente dello Svimez Adriano Giannola. Mentre l’economista Marcello Minenna ne firma la prefazione.

Nel prologo l’autore inserisce la questione meridionale e la persistente stagnazione dell’economia del Sud nelle politiche europee di austerità. Per l’olandese Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’EuroGruppo, alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, i meridionali europei non possono “spendere tutti i soldi per alcool e donne e poi chiedere aiuto”. Del Monaco smentisce Dijsselbloem: i vincoli europei di bilancio bloccano gli investimenti dei meridionali, divergono il Sud dal Nord Italia, e, il Sud Europa dal Nord Europa. Lo ammette la stessa Commissione Europea nel suo Country Report sull’Italia del 2016-17.

Il primo capitolo ripercorre, grazie ai dati delle manovre, la definitiva riduzione della spesa in conto capitale nel Sud dal 2013. Fino al Documento Programmatico di Bilancio 2017, in cui l’Italia si impegna a ridurre progressivamente l’indebitamento netto fino all’azzeramento nel 2019: di conseguenza riduce gli investimenti, in particolare nel Mezzogiorno.

Il secondo capitolo è una breve storia dell’austerità, a partire dal 1992 quando, con il Trattato di Maastricht, nascono i vincoli sul debito (60% del PIL) e sul deficit (3% del PIL). Del Monaco, quindi, lancia un allarme. La possibilità di fare deficit per investire potrebbe essere totalmente cancellata qualora fosse approvata la proposta tedesca di una nuova direttiva europea sul secondo bail-in sul debito sovrano: le banche degli Stati del Sud Europa dovrebbero vendere i rispettivi titoli di Stato posseduti che eccedono il 25% del loro patrimonio netto, gli spread dei titoli di Stato del Sud Europa verso i Bund risalirebbero, i tassi di interesse negli Stati del Sud Europa salirebbero e sarebbe impossibile fare deficit per investire. Diversamente, occorre evitare una simile direttiva UE e scomputare totalmente dal computo del rapporto Deficit/PIL gli investimenti.

Conclusa la breve storia dell’austerità con la descrizione della Comunicazione sulla Flessibilità del 13 gennaio 2015, il terzo capitolo analizza gli esiti della programmazione dei fondi per la Coesione Territoriale del ciclo 2007-2013. Tali esiti sono insufficienti per molteplici ragioni: l’austerità impone sovente un uso sostitutivo dei fondi per la coesione territoriale: non sono impiegati per la spesa in conto capitale bensì per coprire i buchi della spesa corrente.

Last but not least, il quarto capitolo prova a ravvivare il defunto dibattito sul capitalismo italiano, sul Mezzogiorno e sull’intervento pubblico con due spunti. Il primo spunto è la proposta di concentrare tutte le risorse della Coesione Territoriale per il Sud sulla proposta del professor Marco Canesi del Politecnico di Milano: trasformare il Mezzogiorno in una base logistica per un nuovo bacino produttivo nel Mediterraneo, alternativo all’UE attuale, subordinata alle industrie tedesche.

A riguardo occorrono tre interventi: trasformare Taranto, Gioia Tauro e Crotone nei quartieri generali della logistica mondiale dove concentrare la scomposizione-ricomposizione dei container, l’assemblaggio, il confezionamento e l’imballaggio delle merci; connettere la dorsale ferroviaria tirrenica e la dorsale adriatica tramite Potenza, e, nel contempo, trasformare la dorsale ferroviaria Napoli-Palermo in una ferrovia Alta Capacità che passi nell’entroterra meridionale toccando Potenza, Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria, Messina; la creazione di tre nuove città policentriche ovvero il recupero del patrimonio abitativo esistente in tre sistemi insediativi al cui interno ogni spostamento avverrebbe in massimo 60 minuti grazie all’interazione tra Alta Capacità e un adeguato servizio ferroviario regionale.

Lo spunto conclusivo è un fitto dialogo di 27 pagine con il Presidente della Svimez, Adriano Giannola sul futuro del Mezzogiorno, sulla proposta di Marco Canesi e sul futuro dell’Unione Europea nell’era dell’austerità. Adriano Giannola è oggi l’erede più autorevole della tradizione politica che organizzò il Convegno della DC di San Pellegrino del 1961, base concettuale dei Governi di Centrosinistra degli anni Sessanta, gli unici governi che pensarono la programmazione delle politiche economiche in Italia. La proposta di Canesi piace a Giannola e sarebbe piaciuta a Pasquale Saraceno.