Sud, Covid19 e DEF 2020: intervista al vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao

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In foto Gaetano Armao

Da troppo tempo il Sud d’Italia si vede negare dallo Stato centrale non solo investimenti concreti, ma soprattutto le necessarie politiche volte a colmare il gap, ormai un vero e proprio industrial-divide, con le regioni del Nord.

Il DEF 2020 non sembra andare in una direzione diversa dal precedente ed anzi viene ulteriormente appesantito dalla crisi economica derivante dalla Pandemia da Coronavirus.

Su questi, ed altri, temi intervistiamo il vicepresidente ed assessore per l’Economia della Regione Siciliana, Gaetano Armao.

Professore, possiamo dire che Il Documento di Economia e Finanza dello Stato per il 2020, anche stavolta, rappresenta un’occasione mancata?

Le do qualche dato di fatto: il DEF 2020 non individua misure specifiche per il Sud e purtroppo non è stata prodotta, seppur prevista per legge, la Relazione sugli interventi nelle aree sottoutilizzate, che ogni anno deve accompagnare il documento.

Sempre nel DEF, secondo gli impegni assunti con le Regioni, avrebbero dovuto essere indicate le risorse per la prossima programmazione del Fondo sviluppo e coesione.

A questo, aggiunga pure che il contesto entro il quale si colloca il ciclo di programmazione economica appare privo di precedenti per la macroscopica alterazione del quadro economico nell’anno nel quale si é dispiegata la recessione più profonda dalla grande depressione, con conseguente mutamento dei paradigmi economici e sociali.

Al momento quindi risulta carente il focus sul Sud, quanto ha pesato in questo il Covid-19?

Certo il DEF 2020 risulta assai circoscritto nelle previsioni e nei contenuti in ragione dell’evoluzione del contesto economico nazionale ed europeo conseguente alle misure di contrasto alla pandemia Covid-19, e ciò coerentemente con le Linee-guida della Commissione UE per i Programmi di stabilità nazionali del 2020, diramate ad Aprile, che consentono elaborazioni previsionali della finanza pubblica limitate al periodo 2020-2021.

Questo vale ovviamente per l’intero contesto nazionale ma si riscontra tuttavia anche in questo DEF, l’assenza, fra gli strumenti operativi dichiarati, di strategie di riequilibrio e la visione dell’obiettivo fondamentale della lotta ai divari territoriali come programma fondamentale per il Paese.

Cos’è che manca quindi?

Andavano inserite nel DEF 2020 decise ed imprescindibili misure di immissione di liquidità diretta, in particolare per le imprese del Sud, mediante contribuzioni a fondo perduto quale condizione necessaria, anche se non sufficiente, per recuperare la prospettiva di una crescita possibile e soprattutto non socialmente distruttiva.

Sin dall’inizio della crisi pandemica, gli italiani hanno avuto l’impressione che il Governo, seppur invocando a destra e manca riforme normative, nei fatti sia saldamente rimasto sui binari ordinari…

Eppure ormai tante modifiche normative sono ormai imprescindibili, come ad esempio quelle in materia di appalti sul modello “Genova”, con la massima semplificazione delle procedure selettive. Si rende inoltre necessaria l’ulteriore semplificazione delle disposizioni per l’accesso al credito, l’estensione e snellimento delle possibilità di compensazione dei crediti verso la P.A. e dei tempi di pagamento, la semplificazione degli adempimenti finanziari di enti locali e Regioni per l’adozione dei documenti finanziari e le variazioni di bilancio.

Aggiungerei anche l’estensione della moratoria per i mutui di enti locali e Regioni anche alle anticipazioni di liquidità per alleggerire gli oneri sui bilanci regionali (comprese le speciali) ed enti, il rafforzamento ed agevolazione delle procedure di liquidazione dei pagamenti delle amministrazioni mediante la costituzione di un fondo di garanzia.

Come vede la lista è lunga…

Ne ha parlato con il Ministro del Sud?

La leale collaborazione che anima questa fase del negoziato col Ministro per il Sud lascia intendere che si possa addivenire ad intese proficue e veloci ma, le tante lacune riscontrate del DEF in oggetto ci lasciano sempre più perplessi sulla reale sensibilità di questo Governo verso le esigenze di un Sud che rischia, dopo questa pandemia, di essere ridotto ad un’economia di sussistenza.   

Quale allora il futuro per l’Italia del Sud?

È un periodo difficile, la crisi pandemica colpisce l’economia dell’Italia meridionale ed insulare nei suoi settori trainanti come il turismo, l’artigianato e molti altri e gli effetti per i prossimi mesi saranno gravosi.

Sono tuttavia convinto che raccogliendo le forze ce la faremo e che, se Stato e Regioni sapranno cooperare, terminata l’emergenza, la determinazione nel combatterla ci consentirà di rialzarci.