SUD / Il Mezzogiorno cammina, il Nord corre, l’Italia unita fallisce – L’analisi di Sabini Cassese

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Mentre il Sud cammina, il Nord corre. Dov’è la novità? E’ nuova la chiave di lettura che Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale e irpino di nascita, propone sul Foglio del 29 novembre. Per Cassese infatti il fallimento dell’Italia unita si deve al divario (e non al ritardo) che nel nostro Paese persiste, mentre Germania e Spagna lo hanno risolto recuperando rispettivamente a uno sviluppo più equilibrato i territori degli ex Lander dell’Est e l’Andalusia.

L’anno cruciale secondo Cassese è il 1992. Si ha la fine dell’intervento straordinario e la questione meridionale passa, come un testimone, nelle mani delle Regioni e dell’Unione europea. Lo Stato abdica a una delle sue principali funzioni, cioè tenere coesa la nazione, e la questione meridionale scivola fuori dall’agenda della politica italiana. “Contemporaneamente – aggiunge il giurista – vi sono stati una marginalizzazione della dirigenza politica di origine meridionale, la fine delle imprese pubbliche, il blocco del turn over nel pubblico impiego e quindi l’attenuazione della meridionalizzazione dello Stato”.

A quel punto le Regioni meridionali avrebbero potuto e dovuto prendere in mano le sorti del Mezzogiorno. Invece all’appuntamento si sono presentate con un carico di “malagestione, inerzia, ignavia, rassegnazione, sordità…”: Insomma è come se a un certo punto il Mezzogiorno si sia messo contro sé stesso.

Il pezzo offre l’occasione per focalizzare quattro aspetti in cui si configura l’attuale questione meridionale.

  1. La contraddizione tra divario e ritardo

Il divario aumenta, anche se il ritardo diminuisce. Se il Mezzogiorno cammina, il Nord corre. E le distane permangono.

  1. Nel Su è più bassa la qualità delle istituzioni

Tutte le province meridionali sono caratterizzate da istituzioni deboli. Il pensiero meridionalista si è spesso soffermato sull’aspetto economico, ma nel Sud le istituzioni incidono sull’economia e non viceversa

  1. Il fattore tempo penalizza il Sud e fa arretrare l’Italia

La Germania in trent’anni ha ridotto il suo divario interno. La Spagna ha fatto altrettanto con l’Andalusia. La concentrazione di risorse ha prodotto in altri Paesi risultati molto migliori

  1. Cambiano i confini geografici della questione meridionale

Anzitutto ci sono aree del sud che hanno conosciuto un sensibile sviluppo, per cui si parla di sviluppo meridionale a macchia di leopardo. Alla questione meridionale poi si è aggiunta negli ultimi anni una questione romana, che ha reso la capitale più simile a Napoli che a Molano.