Sud, rapporto Confindustria: nel 2015 nate 30mila nuove imprese

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Anche se “i livelli precrisi sono ancora lontani”, nel Mezzogiorno “nel 2015 sono nate 30.000 nuove imprese, spesso innovative, anche se in gran parte di piccolissime dimensioni”. E’ quanto emerge dal rapporto 2016 sulle piccole e medie imprese (pmi) nel Mezzogiorno, presentato oggi a Bari da Confindustria e Cerved. Secondo lo studio, “l’introduzione delle srl semplificate ha favorito la crescita delle newco: sono nate circa 30.500 imprese di capitali, 1.200 delle quali iscritte al registro delle startup innovative (un quinto del totale nazionale)”. Si “riducono” invece “le pmi che hanno avviato procedure di chiusura ed in particolare i fallimenti fanno registrare la prima decisa inversione di tendenza dal 2007 (-23% tra 2014 e 2015)”. La ripartenza “interessa le pmi di tutte le regioni meridionali, trainate da Campania e Puglia, le due regioni in cui gli investimenti delle imprese si situano su livelli superiori alla stessa media nazionale”. Secondo il rapporto, infatti, “l’unica regione in cui le imprese fanno registrare investimenti maggiori rispetto al 2009 è la Campania: da 6,8% a 8,3%”, mentre la media nel Mezzogiorno è passata dal 7,2% nel 2009 al 6,6% nel 2014. La Puglia, invece, è in linea con la media meridionale, segnando nel 2014 un 6,9% rispetto al 6,2% del Mezzogiorno. La Basilicata segna il 6% di investimenti mentre la quota più bassa si registra in Calabria: 3,2% nel 2014 rispetto all’11,8% del 2009. Anche “se proporzionalmente inferiore alla media nazionale”, secondo lo studio “è significativa al Sud la presenza di imprese ‘eccellenti’, che vedono crescere il loro fatturato in condizioni di piena salute finanziaria”. Mentre “si confermano numerose le ‘gazzelle’: quasi 700 imprese che tra il 2007 e il 2014 hanno raddoppiato il loro fatturato”. Infine lo studio rileva che “l’elevata dipendenza dalle banche per ottenere liquidità resta uno dei principali motivi di vulnerabilità finanziaria: la dinamica dei tassi di ingresso in sofferenza sembra, tuttavia, essersi arrestata al 5,1%, (due punti più della media nazionale), e le previsioni per i prossimi anni indicano un’ulteriore riduzione (4% nel 2017)”.