Sulla “nostra” pelle

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Di recente si è riaperto il caso  di Stefano Cucchi, giudicato ora come allora come una vera e propria ingiustizia. Il 31enne fu arrestato dai carabinieri perché possedeva 20 grammi di hashish e alcune pasticche. Successivamente venne trovato morto in una stanza d’ospedale nel quale era ricoverato. Più volte si è cercato di svelare le cause e di smascherare i colpevoli, ma l’unica cosa che sembra essere chiara è la scarsa sensibilizzazione del nostro sistema. Un sistema che preferisce salvare i più forti anziché i bisognosi, una sorta di controsenso. Non conta quante persone credano in qualcuno o qualcosa, basta una sola persona per mettere in dubbio la verità.Nessuno riesce ad immedesimarsi in coloro che vivono la perdita in modo ravvicinato, nessuno come la famiglia, ma ci rendiamo conto che eventi del genere possono succedere a chiunque se non tutelati a dovere, il che ci rende partecipi dell’ingiustizia incanalata in quest’ assurda vicenda. Evidente è il dolore della sorella, che ha creato un’associazione dedicata al fratello ‘’Associazione Stefano Cucchi Onlus’’ , che tra lotte e storie è stata un’azione importante per le persone che sono cadute e cadono ogni giorno vittime di un sistema non funzionante.
Si parla di mancanza di prove anche se le prove ci sono, di ingiustizia anche se sarebbe facile ottenere il contrario e di cambiare il mondo, anche se i progressi sono impercettibili da vedere.
Quando arriva il momento di fare un passo avanti non si riesce a vedere ciò che è giusto o sbagliato, si agisce solo in base alle convenienze. Ma alla fine dei conti niente potrà mai rimediare agi sbagli fatti e nessuno potrà riportare in vita chi è stato vittima di una terribile azione, irreversibile ormai.
L’unica cosa che resta è il dolore della famiglia, il nostro stupore davanti a questa notizia e si spera sensi di colpa che porteranno a future prese di coscienza, evitando l’inganno verso il prossimo.