Sulla pelle dei poveri. La nuova stagione dei tagli: dall’assegno di inclusione al welfare dimezzato

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Welfare, il Governo italiano ritaglia lo Stato sociale. In tempo di bilanci e nuove manovre finanziarie, il Governo decide di sforbiciare i capitoli di spesa e dunque i fondi da destinare agli ammortizzatori sociali che in un Paese stremato dal susseguirsi delle crisi economiche, con il PIL spesso fuori controllo, il caro vita che attanaglia le famiglie italiane che frequentemente si ritrovano a non poter garantire un pasto completo, erano una boccata d’ossigeno ad un’ampia platea di beneficiari. La manovra di bilancio taglia i fondi per uscire dalla povertà. Per il nuovo anno è previsto un taglio al “Fondo povertà” di 267 milioni di euro. Una riduzione del 65% delle risorse destinate a interventi e servizi sociali in favore dei beneficiari ADI – Assegno di Inclusione, che sembra vada verso un affondo da parte del Governo che fortemente l’ha voluta come misura dopo aver raso al suolo il Reddito di Cittadinanza. Una manovra cartina di tornasole: contemporaneamente, la stessa manovra prevede un aumento della spesa per la parte “cash” dell’ADI, ciò significa un incremento di denaro mensile per i beneficiari, che però con il taglio alla quota servizi del Fondo povertà, perdono l’accompagnamento sociale, formativo e lavorativo, indispensabile per un’effettiva inclusione sociale: questo significa che per le famiglie beneficiarie l’ADI rischia di diventare un semplice sussidio e non un percorso di uscita dalla povertà. Al 31 dicembre 2024, le domande accolte per l’ADI riguardano 760 mila nuclei familiari, per un totale di circa 1,82 milioni di persone coinvolte, interessando 698 mila famiglie. La nuova manovra mira anche a toccare con modifiche sostanziali l’ISEE che potrà ristringere la platea di accesso o modificare il profilo di beneficiari dell’ADI stessa ma anche di molteplici bonus e benefit sociali. Queste non sono risorse marginali: servono a finanziari i servizi che Comuni e Ambiti Territoriali offrono ai beneficiari dell’Assegno di Inclusione. Senza questi soldi diventa difficile garantire la valutazione dei bisogni delle famiglie, erogare prestazioni come l’assistenza domiciliare, stilare progetti personalizzati, offrire tirocini di inclusione, l’assistenza educativa alle famiglie, sostegno alla genitorialità mediante professionisti assunti proprio a valere di questo fondo negli ATS, rischiando anche di far scomparire il pronto intervento sociale per le situazioni di marginalità. Un taglio che riguarda i LEPS – Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali che non sono un optional, ma servizi di supporto e accompagnamento, diritti fondamentali da garantire a tutti i cittadini per assicurare loro pari opportunità e ridurre le disuguaglianze. Tagliare due terzi delle risorse significa svuotare di contenuto questi diritti, tra cui l’obiettivo di un assistente sociale ogni 5.000 abitanti che diventa sempre più utopia. Per i Comuni e gli Ambiti Territoriali la riduzione della quota servizi rappresenta un colpo durissimo. Queste risorse servono per il personale: assistenti sociali, educatori, psicologi, che formano l’equipe multidisciplinare a sostegno delle famiglie oltre che raccordo con INPS e Centri per l’impiego. Il personale si ridurrà e i cittadini dovranno attendere tempi di convocazione più lunghi, meno colloqui, meno tirocini e meno interventi per le loro famiglie. La povertà oggi non è solo una questione di reddito. Secondo gli ultimi dati ISTAT, nel 2024 oltre 5,7 milioni di persone in Italia vivono in condizione di povertà assoluta, pari al 9,8% della popolazione. Si allarga la platea se si considera la povertà in senso ampio, comprendente la deprivazione materiale o di bassa intensità lavorativa, toccando una percentuale del 23,1%, circa 13,5 milioni di cittadini. Il Mezzogiorno resta l’area più colpita, con quasi quattro persone su dieci. Ma la povertà non è solo mancanza di denaro. È una condizione che attraversa tutti gli ambiti della vita: la casa, la salute, il lavoro, l’istruzione, le relazioni. È la famiglia che rinuncia al riscaldamento, l’anziano che non si cura, la madre sola che lascia il lavoro per mancanza di servizi di conciliazione, il giovane che non trova percorsi di formazione.
È la povertà educativa dei bambini che crescono senza opportunità, la povertà abitativa di chi vive in condizioni precarie, la povertà relazionale di chi resta invisibile, isolato, senza voce.