Sulle parole di Trump il Nikkei 225 guadagna lo 0,41%

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Il punto. Le principali Borse europee si muovono in positivo. Il Ftse Mib di Milano guadagna, al momento, il 5.55%, così il Dax30 di Francoforte che segna +0.41%, il Cac40 di Parigi +0.52%, il Ftse100 di Londra +0.13% e l’Ibex35 di Madrid +0.23%.
Sulla piazza di Milano lo spread si attesta a 195 punti e si tiene per il momento lontano da quota 200, superata all’inizio della scorsa settimana. C’è attesa in Italia per le previsioni economiche della Commissione Europea che saranno pubblicate in mattinata.

Piazza Affari

Rimbalzano i finanziari dopo i ribassi visti a fine settimana scorsa. In evidenza Unipol Gruppo Finanziario (+3,5%), UBI Banca (+3,2%), Azimut (+1,9%), Generali (+1,9%), UnipolSai (+1,7%), Credito Valtellinese (+3,5%).

Banco BPM (+2,2%) in rialzo nonostante la perdita da 1,61 miliardi di euro del 2016, esercizio però gravato da rettifiche nette su crediti per ben 2,96 miliardi. L’a.d. Giuseppe Castagna prevede il ratio CET1 fully loaded 2017 “decisamente maggiore”, rispetto al 2016 (11,42%) e sopra il 12%, anche grazie all’estensione dei modelli avanzati AIRB al perimetro ex BP Milano. Castagna si è detto “abbastanza tranquillo” di rispettare gli impegni relativi alla cessione di npl previsti nel piano BCE.

Banca Carige (-2,4%) in controtendenza: l’istituto ligure chiude il 2016 con un perdita netta di 297,3 milioni di euro. Le rettifiche su crediti salgono a a 470,4 milioni di euro (319,3 milioni nel 2015) anche per effetto della verifica BCE che ha determinato un significativo aumento del coverage del credito deteriorato.

L’a.d. Guido Bastianini ha dichiarato che la cessione della prima tranche di npl (circa 1,1 miliardi di euro) tramite cartolarizzazione assistita da garanzia pubblica Gacs probabilmente non si concluderà prima di aprile

Borse asiatiche
Generalizzato tono positivo per l’Asia, ad avvio d’ottava, dopo che il neopresidente Donald Trump ha allontanato i timori relativi ai legami tra Usa e i Paesi della regione, a partire soprattutto dal Sol Levante.

Nel passato week end Trump si è incontrato con il premier nipponico Shinzo Abe, dichiarando che gli “Usa sostengono il Giappone, un grande alleato, al 100%”. E il mercato non ha reagito negativamente neppure ai dati relativi al Pil giapponese nel quarto trimestre che hanno evidenziato un rallentamento dell’economia, cresciuta dell’1,0% annuo, in declino dall’1,4% del terzo trimestre (2,2% nel terzo) e contro l’1,1% del consensus.

In frenata anche i consumi privati mentre la spesa delle aziende, seppure sotto le attese, ha segnato il primo incremento dopo tre trimestri consecutivi di flessione. Trump che, a differenza di quanto fatto in precedenza, non ha affrontato il tema valutario nel suo incontro con Abe, ha contribuito all’indebolimento dello yen, deprezzatosi di oltre mezzo punto percentuale sul dollaro dopo avere segnato la scorsa ottava il più netto declino settimanale da metà dicembre. Abbastanza per sostenere Tokyo, con il Nikkei 225 che ha guadagnato lo 0,41% (appena meglio ha fatto l’indice più ampio Topix, apprezzatosi dello 0,49%). Chiude in positivo anche Seoul, con il Kospi che ha segnato un progresso dello 0,17% al termine degli scambi.

Sul fronte delle materie prime, è tornato a correre il minerale di ferro: i future hanno toccato un guadagno del 5,6% al Dalian Commodity Exchange (nelle ultime sedute il materiale siderurgico si è apprezzato del 16%), scambiando sui massimi di oltre due anni. Il rame guadagna invece oltre l’1% al London Metal Exchange, dopo il più deciso incremento dal 2013 segnato venerdì. Moderato declino, invece, sia per il petrolio che per l’oro.

A Sydney i colossi minerari Bhp Billiton e Rio Tinto (in rally del 2-3%) sostengono il listino: l’S&P ASX 200 si è apprezzato dello 0,70% in chiusura. Giornata positiva anche per le piazze cinesi: Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 hanno registrato progressi dello 0,63% e dello 0,67% rispettivamente. Performance simile per lo Shenzhen Composite, apprezzatosi dello 0,74% al termine delle contrattazioni.

Borsa Usa
La Borsa di New York ha chiuso l’ultima seduta della settimana in rialzo. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,48%, l’S&P 500 lo 0,36% e il Nasdaq Composite lo 0,33%. I tre indici hanno aggiornato i massimi storici.

Valete e materie prime

L’euro apre sopra 1,06 dollari e lo yen va giù. La moneta europea passa di mano a 1,0631 dollari e 120,75 yen. Dollaro/yen a 113,58 dopo essere salito fino a un top dal 30 gennaio di 114,17.
Poco mosso il petrolio. I contratti sul greggio Wti con scadenza a marzo passano di mano a 53,7 dollari (-14 centesimi) mentre il Brent segna 56,7 dollari. Lieve ribasso per l’oro: il metallo con consegna immediata viene scambiato a 1230 dollaro l’oncia, in calo di 2,69 dollari.

Sempre sul fronte delle materie prime, è tornato a correre il minerale di ferro: i future hanno toccato un guadagno del 5,6% al Dalian Commodity Exchange (nelle ultime sedute il materiale siderurgico si è apprezzato del 16%), scambiando sui massimi di oltre due anni. Il rame guadagna invece oltre l’1% al London Metal Exchange, dopo il più deciso incremento dal 2013 segnato venerdì. 
Moderato declino per l’oro.

I dati macro

USA. I prezzi alle importazioni sono cresciuti dello 0,4% nel mese di gennaio a fronte di attese pari al +0,2%. Nel mese di dicembre si era registrato un incremento dello 0,5% (rivisto da +0,4%). I prezzi alle esportazioni sono cresciuti dello 0,1% su base mensile, risultando pari al consensus, dal +0,4% della rilevazione precedente.

La stima preliminare di febbraio dell’indice di fiducia dei consumatori, calcolato dall’Università del Michigan e da Reuters, si attesta a 95,7 punti, risultando inferiore alle previsioni degli addetti ai lavori pari a 97,9 punti in calo rispetto alla rilevazione di gennaio pari a 98,5 punti.

Giappone. I dati relativi al Pil giapponese nel quarto trimestre hanno evidenziato un rallentamento dell’economia, cresciuta dell’1,0% annuo, in declino dall’1,4% del terzo trimestre (2,2% nel terzo) e contro l’1,1% del consensus.

In frenata anche i consumi privati mentre la spesa delle aziende, seppure sotto le attese, ha segnato il primo incremento dopo tre trimestri consecutivi di flessione.
Germania. L’Ufficio di Statistica Destatis ha comunicato che l’Indice dei Prezzi all’Ingrosso (Wholesale Price Index) nel mese di gennaio è aumentato del 4% rispetto a un anno fa (dal +2,8% precedente). Su base mensile il WPI è cresciuto dello 0,8%, oltre le attese fissate su un incremento dello 0,3%.

Il calendario di oggi
Lunedì 13 Febbraio 2017

00:50 GIA PIL preliminare trim4;

08:00 GER Indice prezzi all’ingrosso gen.