Sussidiarietà tradita e nuovo centralismo

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Più federalismo, più ricchezza per tutti. La ricetta è contenuta nella ricerca su Sussidiarietà e spesa pubblica presentata nei giorni scorsi a Roma dall’omonima fondazione presieduta da Giorgio Vittadini. In pratica, Più federalismo, più ricchezza per tutti. La ricetta è contenuta nella ricerca su Sussidiarietà e spesa pubblica presentata nei giorni scorsi a Roma dall’omonima fondazione presieduta da Giorgio Vittadini. In pratica, un’aperta sconfessione del verso che stanno prendendo le cose in Italia. Contrariamente a quanto certificato dagli studiosi che hanno redatto il rapporto e al giudizio degli autorevoli relatori, uno per tutti il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, nel Paese è in atto un fenomeno inverso e cioè un accentramento di funzioni considerato pericoloso per la crescita. Il fatto è che il trasferimento di risorse e responsabilità dal centro alla periferia da noi non ha funzionato a dovere. In teoria nei territori, dove c’è più conoscenza e consapevolezza dei bisogni e quindi maggiore possibilità di agire secondo le necessità, si può meglio puntare al cuore dei problemi con la capacità di risolverli. In pratica questo non avviene o non avviene abbastanza sia per colpa di leggi pasticciate (vedi la revisione dell’articolo Quinto della Costituzione che crea confusione tra i vari livelli decisionali) sia per l’inadeguatezza degli attori locali che mostrano di non possedere le risposte che la comunità richiede. Quindi, nonostante che decentrare voglia dire sperimentare nuovi servizi e differenziare secondo storie ed esperienze diverse alla ricerca della migliore soluzione possibile per i cittadini amministrati, con il risultato atteso di fornire buone pratiche e varietà di comportamenti, l’esperienza sul campo in molti casi ha deluso. Quanto basta per generare e giustificare un’inversione di tendenza con un recupero di ruolo da parte del centro – assecondando l’attitudine dell’attuale governo – dove oggi refluiscono compiti e poteri sottratti ai vantaggi dell’autonomia e riconsegnati a quell’uniformità di scelte che si sarebbe voluta combattere. Ancora una volta si dimostra che più delle formule possono gli uomini. Buoni strumenti in mani sbagliate finiscono per fare danni anziché aggiustare le cose. Naturalmente vale anche l’opposto; e mezzi mediocri possono sortire effetti positivi nelle mani giuste. Per questo oggi più che mai bisogna puntare sulla qualità delle persone.