Svimez: 350mila laureati via dal Sud in 20 anni: una perdita di valore pari a 6,8 mld l’anno

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Il Mezzogiorno continua a perdere giovani qualificati e vede crescere anche una mobilità silenziosa degli anziani. È il quadro che emerge dal report “Un Paese, due emigrazioni” della Svimez, presentato a Roma in collaborazione con Save the Children.

Accanto alla fuga dei laureati si afferma infatti il fenomeno dei “nonni con la valigia”: anziani che mantengono la residenza al Sud ma vivono stabilmente al Centro-Nord accanto a figli e nipoti emigrati.

“Servono nuove politiche pubbliche per il diritto a restare, orientate a valorizzare le competenze formate nel Mezzogiorno”, ha sottolineato il direttore della Svimez Luca Bianchi, proponendo un “Graduate Staying Premium” europeo per rafforzare l’occupabilità nelle aree in trappola di talenti. Per Antonella Inverno, responsabile analisi e ricerche di Save the Children, è necessario “permettere ai ragazzi e alle ragazze di essere fautori dello sviluppo dei propri territori”.

Laureati under 35: vent’anni di emorragia

Dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno verso il Centro-Nord. Il saldo netto, al netto dei rientri, è di 270mila unità. La quota di laureati tra i migranti meridionali tra i 25 e i 34 anni è triplicata: dal 20% del 2002 a circa il 60% nel 2024.

Alla mobilità interna si aggiunge la rotta estera: tra il 2002 e il 2024 oltre 63mila under 35 laureati meridionali hanno lasciato il Paese. Il saldo negativo complessivo per il Sud è di 45mila giovani qualificati.

Nel solo 2024, 23mila giovani qualificati si sono trasferiti al Centro-Nord e più di 8mila hanno scelto l’estero. In un anno la perdita netta di laureati meridionali è di 24mila unità.

Il fenomeno è fortemente femminile: dal 2002 al 2024 sono emigrate 195mila donne laureate dal Sud al Centro-Nord, 42mila in più rispetto agli uomini. La quota di qualificate tra le migranti meridionali è passata dal 22% a quasi il 70%, contro un aumento dal 14,6% al 50,7% tra gli uomini.

Il Nord compensa col Sud, ma perde verso l’estero

Anche il Centro-Nord registra una crescente emigrazione internazionale: tra il 2002 e il 2024 154mila laureati hanno lasciato queste regioni. Il picco è stato raggiunto nel 2024, con 21mila under 35 trasferiti all’estero, il doppio rispetto al 2019.

Il Centro-Nord compensa però le perdite estere grazie ai flussi dal Mezzogiorno: tra il 2002 e il 2024 il saldo netto positivo nei confronti del Sud è di +270mila unità.

Il costo dell’emigrazione

La fuga dei laureati comporta una dispersione dell’investimento pubblico sostenuto per la loro formazione. La Svimez stima in 6,8 miliardi di euro l’anno il costo della mobilità interna dei giovani laureati dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord.

A questo si aggiunge la perdita legata alle migrazioni estere: per il Mezzogiorno l’investimento formativo perso è stimabile in 1,1 miliardi di euro annui, mentre il Centro-Nord registra oltre 3 miliardi di euro di perdita l’anno per l’emigrazione dei profili più qualificati.

Università: la fuga inizia prima della laurea

La mobilità si anticipa già al momento dell’immatricolazione. Nell’anno accademico 2024/2025 quasi 70mila studenti meridionali su circa 521mila iscritti studiano in un ateneo del Centro-Nord: oltre il 13% del totale, con picchi del 21% nelle discipline Stem. Campania e Sicilia generano quasi metà del flusso in uscita. La Lombardia è la regione più attrattiva, seguita da Emilia-Romagna e Lazio.

Tra i laureati che hanno conseguito il titolo in un ateneo del Centro-Nord, l’88,5% risulta occupato nella stessa macro-area a tre anni dalla laurea. Per chi si è laureato in un ateneo del Mezzogiorno, meno del 70% trova occupazione nei territori di origine.

Un segnale in controtendenza riguarda la maggiore capacità attrattiva degli atenei meridionali: a parità di 108mila immatricolazioni nei corsi triennali e a ciclo unico, gli immatricolati meridionali negli atenei del Centro-Nord sono scesi da 24mila nell’anno accademico 2021/2022 a 17mila nel 2024/2025.

Adolescenza e desiderio di partire

Secondo i dati di Save the Children, oltre un terzo degli adolescenti che vivono nelle regioni del Sud e nelle Isole considera importante trasferirsi in futuro in un altro comune o città: 37,5% contro il 26,9% di chi vive al Centro-Nord. Il 38,2% dei giovani del Sud valuta positivamente l’idea di andare a vivere all’estero, contro il 35,6% dei coetanei del Centro-Nord.

Tra gli adolescenti figli di famiglie immigrate, il 58,7% dichiara di voler trasferirsi in un altro Paese. Anche tra i 15-16enni di origine italiana l’aspirazione all’estero è diffusa: uno su tre, il 34,9%.

Salari più bassi al Sud e divari di genere

A tre anni dal titolo, i laureati italiani che lavorano all’estero guadagnano tra 613 e 650 euro netti in più al mese rispetto a chi resta in Italia.

Nel Paese, il Mezzogiorno registra la retribuzione media più bassa: 1.579 euro netti mensili contro i 1.735 del Nord-Ovest. Il divario tra una laureata del Mezzogiorno (1.487 euro) e un laureato del Nord-Ovest (1.862 euro) è di circa 375 euro al mese.

Di seguito le retribuzioni medie nette mensili a tre anni dalla laurea (magistrale a ciclo unico o biennale), per sede di ateneo:

  • Piemonte: uomini 1.932 euro, donne 1.649, totale 1.793

  • Trentino-Alto Adige: uomini 1.902, donne 1.709, totale 1.793

  • Valle d’Aosta: uomini 2.001, donne 1.672, totale 1.732

  • Friuli-Venezia Giulia: uomini 1.845, donne 1.602, totale 1.713

  • Lombardia: uomini 1.822, donne 1.621, totale 1.702

  • Liguria: uomini 1.813, donne 1.593, totale 1.693

  • Emilia-Romagna: uomini 1.789, donne 1.604, totale 1.686

  • Veneto: uomini 1.799, donne 1.573, totale 1.669

  • Lazio: uomini 1.759, donne 1.549, totale 1.634

  • Toscana: uomini 1.744, donne 1.542, totale 1.629

  • Campania: uomini 1.756, donne 1.493, totale 1.606

  • Sardegna: uomini 1.695, donne 1.531, totale 1.594

  • Puglia: uomini 1.726, donne 1.498, totale 1.589

  • Abruzzo: uomini 1.727, donne 1.479, totale 1.566

  • Marche: uomini 1.677, donne 1.491, totale 1.562

  • Calabria: uomini 1.665, donne 1.489, totale 1.559

  • Umbria: uomini 1.631, donne 1.511, totale 1.559

  • Sicilia: uomini 1.675, donne 1.468, totale 1.549

  • Basilicata: uomini 1.682, donne 1.395, totale 1.480

  • Molise: uomini 1.590, donne 1.408, totale 1.468

  • Nord Ovest: uomini 1.862, donne 1.629, totale 1.735

  • Nord Est: uomini 1.805, donne 1.601, totale 1.690

  • Centro: uomini 1.737, donne 1.538, totale 1.620

  • Mezzogiorno: uomini 1.717, donne 1.487, totale 1.579

  • Italia: uomini 1.779, donne 1.562, totale 1.654

Fonte: elaborazioni Svimez su dati Almalaurea – Indagine sulla condizione occupazionale dei laureati 2025.

I nonni con la valigia

La Svimez ha stimato che tra il 2002 e il 2024 gli over 75 meridionali formalmente residenti al Sud ma stabilmente presenti al Centro-Nord sono quasi raddoppiati: da 96mila a oltre 184mila unità.

Una mobilità “sommersa” che riflette due dinamiche: il ricongiungimento familiare con figli e nipoti emigrati e la difficoltà di ricevere servizi di cura adeguati nel Mezzogiorno, segnato da carenze sanitarie e assistenziali.

L’incontro di presentazione è stato aperto dalla direttrice Polo ricerche di Save the Children, Raffaela Milano, dal giornalista di Repubblica Antonio Fraschilla, che ha presentato il video “Un Paese, due emigrazioni. Freedom to move, right to stay”, e dalla ricercatrice Svimez Serenella Caravella.

Sono intervenuti anche il presidente della Consulta Anci Giovani Domenico Carbone, il presidente dei Giovani imprenditori Confindustria Salerno Vincenzo Iennaco, la segretaria nazionale dei Giovani Democratici Virginia Libero e il giornalista di Will Media Carlo Notarpietro.

Per Bianchi, il “Graduate Staying Premium” potrebbe diventare uno strumento innovativo della programmazione europea 2028-2034, aumentando il salario netto di ingresso nei primi cinque anni di attività nelle regioni in trappola di talenti e rendendo concretamente praticabile il diritto a restare.