Svimez, anticipazioni 2023: Sud tiene ma stretta Bce spaventa

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in foto il direttore della Svimez Luca Bianchi, con il ministro agli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr Raffaele Fitto e il presidente della Svimez, Adriano Giannola (screen da diretta Facebook di Svimez)

L’economia del Sud tiene il passo con quella del resto del Paese, ma un’ulteriore stretta monetaria decisa dalla Bce avrebbe effetti recessivi “più intensi” nel Mezzogiorno. E’ quanto emerge dalle anticipazioni del Rapporto Svimez 2023 sull’economia e la società del Mezzogiorno, che sono illustrati questa mattina nel corso di una conferenza stampa, presso la presidenza del consiglio, dal direttore della Svimez Luca Bianchi, con gli inteventi del ministro agli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr Raffaele Fitto e del presidente della Svimez, Adriano Giannola. Svimez stima una crescita del Pil italiano del +1,1% nel 2023, con un aumento nel Mezzogiorno dello 0,9%, di soli tre decimi di punto percentuale in meno rispetto al Centro-Nord (+1,2%). Dovrebbe confermarsi, quindi, la capacità dell’economia meridionale di tenere il passo con il resto del Paese anche nell’anno in corso, in un contesto di “normalizzazione” della crescita nazionale dopo la ripartenza sostenuta del biennio scorso. Questa capacità potrebbe essere rafforzata, nel secondo semestre dell’anno, da un’efficace conclusione degli interventi relativi al periodo di programmazione 2014-2020 dei fondi europei della coesione”. Tuttavia un’ulteriore stretta monetaria avrebbe effetti recessivi più intensi al Sud. Secondo le stime Svimez, la stretta monetaria operata dalla Bce nel corso del 2023, determinando condizioni più restrittive di accesso al credito, ha avuto un impatto cumulato negativo sulla dinamica del Pil nel triennio 2023-2025 di circa 6 e 5 decimi di punto rispettivamente nel Mezzogiorno e nel Centro-Nord. Un inasprimento dell’intonazione restrittiva della politica monetaria nel 2023 (un incremento di 50 punti base dei tassi ufficiali) avrebbe effetti depressivi più pronunciati nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord, contribuendo ad ampliare la forbice nei tassi di crescita tra le due aree di due decimi di punto di Pil.