Svizzera, 57 anni fa a Mattmark una delle più grandi tragedie dell’emigrazione italiana

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Martedì prossimo ricorre il 57° anniversario di una delle più grandi tragedie della storia dell’emigrazione italiana. Il 30 agosto 1965 a Mattmark, in Svizzera, persero la vita 88 lavoratori, di cui 56 italiani, a causa di una valanga che investì il cantiere per la costruzione della diga.

Negli anni sessanta, la Svizzera, in grande crescita economica, si ritrovò ad accogliere quasi il 50% dell’intero flusso migratorio italiano: oltre due milioni e mezzo di persone, dall’immediato secondo dopoguerra e fino agli anni ottanta. Molte di queste furono impegnate nella costruzione di grandi opere, come la diga di Mattmark. Era quello un asset fondamentale per lo sviluppo del Paese, essendo lo sfruttamento dell’energia idroelettrica, fino agli anni sessanta, quasi l’unica risorsa energetica.

Quel lunedì 30 agosto 1965, a Saas-Fee, una parte del ghiacciaio dell’Allalin si staccò provocando una valanga che travolse le baracche di alloggio degli operai che stavano costruendo la diga più grande d’Europa sul lago Mattmark a 2120 metri di altezza. Più di 2 milioni di metri cubi di ghiaccio seppellì 88 lavoratori.

La maggior parte delle vittime, 56 per la precisione, furono italiane. La provincia di Belluno ne dovette contare 17, il Comune di San Giovanni in Fiore, in provincia di Cosenza, 7. Furono quelli i territori più colpiti. Ma la tragedia, come Marcinelle 9 anni prima, segnò il Paese intero e con esso la storia dell’emigrazione italiana.

Per ricordarla sabato 27 agosto 2022 si terrà una cerimonia commemorativa presso la Diga di Mattmark.