Tammurriata. Riti e miti di una Sirena Millenaria, Cosimo Alberti racconta le danze del Sud

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di Fiorella Franchini

“Prima di affidare le sue emozioni alla pietra, al suono, l’uomo si serve del suo corpo per organizzare lo spazio e ritmare il tempo”, la danza è madre di tutte le arti per l’etnomusicologo Curt Sachs. Cosimo Alberti, attore e istruttore di danze popolari, dedica un breve saggio alla ”tammurriata”, antica tradizione della Campania, detta anche canto e ballo sul tamburo, appartenente alla famiglia delle tarantelle dell’Italia meridionale.  “Tammurriata – Riti e Miti di una Sirena Millenaria”, Valtrend editore, è un racconto appassionato che riannoda i fili del tempo, poiché rintraccia la nascita di un rito ancestrale, profondamente spirituale, che accomuna culture diverse e lontane. Le ipotesi degli studiosi sono contrastanti ma non è difficile ricondurre la Tammurriata alle celebrazione arcaiche di origine precristiana, dedicate alle divinità orientali prima, poi a quelle greco-romane, pratiche propiziatorie legate al ciclo riproduttivo e di fecondità della terra, consacrate alla dea madre Cibele. Cosimo Alberti non si sofferma su specifiche analisi antropologiche ma sa cogliere il senso di questa espressione culturale, omaggio istintivo all’ordine dell’universo. Descrive con chiarezza caratteristiche, passi, strumenti utilizzati nell’esercizio di tale funzione con un linguaggio sintetico che cattura l’attenzione del lettore, trascinandolo verso l’approfondimento di una tematica affascinante. Come un coribante metropolitano ci guida dall’antichità verso un passato meno remoto che ritorna nel presente con un ritmo cadenzato che non scade mai nel banale folclore.  Leggiamo di tamburi e castagnette, triccheballacche e putipù, le coppie si avvicinano e si allontanano, giocano, si corteggiano, nell’eterna lotta tra gli opposti, maschile e femminile. Si respira una sorta d’ebbrezza che va dal languore al delirio, dall’abbandono ipnotico a una sorta di furore. Canto, danza, musica si fondono in un insieme di emozioni, i movimenti si materializzano nel pensiero e non è difficile immaginare vere e proprie sculture d’aria, visibili per un solo momento. Innumerevoli sono gli stili descritti, legati alle usanze dei diversi territori, dall’agro nocerino-sarnese a Marcianise e Pimonte, numerose le occasioni delle esibizioni, dalle feste devozionali legate alla venerazione mariana e alle festività religiose più importanti. Ogni avvenimento ha il suo momento coreutico, sacro e liberatorio; “la danza – ammetteva Sant’Agostino -libera l’uomo dalla pesantezza delle cose e lega l’individuo alla comunità. Lodo la danza che richiede tutto, che favorisce salute e chiarezza di spirito, che eleva l’anima”. Il volume è anche un’antologia e, oltre a “La Sirena danzatora” saggio sulla tammurriata e altre danze popolari, contiene la raccolta di racconti “Chi t”o conta ‘nce mette ‘a jonta” e una sezione dedicata alla poesia intitolata “Santa Partenope dei dannati”.  Pagine gustose, liriche e ironiche, che rappresentano lo spirito poliedrico dell’autore, intimamente mediterraneo, legato alle radici di una terra fertile e fantasiosa e alla sua lingua melodiosa, ricca di suggestioni. Non resta che lasciarsi trascinare almeno una volta da quest’armonia atavica, seguire le sue coreografie cultuali per tornare indietro nel momento stesso in cui ci porta avanti, così da provare contemporaneamente, nostalgia e speranza.