Tante le problematiche per i fruitori di beni culturali, una la soluzione: la buona gestione

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(fonte foto da federculture,it)

Il 18° Rapporto Annuale Federculture «Impresa Cultura», presentato a Roma il 14 luglio, è chiarissimo in ogni sua riga. Nero su bianco. Naufragio dei consumi culturali in Italia. Insospettabile, perbacco. O no. Il drammone promette royalties molto interessanti per tempi dalla dilatazione imponderabile. Federculture nel suo rapporto pubblica numeri, non discorsetti. I famosi fatti, non parole. E dai numeri nessun conforto: crollo vertiginoso dei consumi nel 2019-2021: -81% cinema, -85% teatro, -82% concerti, -72% musei, -62% siti archeologici e monumenti. Quale allegria, rifletteva il cantante del marzo 1943. Il turismo è tornato, ben per l’Italia, ma la relazione stabilita dall’Associazione Italiana Editori tra la mancanza di turisti e l’editoria legata al turismo non esprime spunti incoraggianti. Tutta colpa della pandemia. Forse. Oppure no. Prima che il terribile pallino spinoso attentasse, spesso con successo, alla nostra salute, il settore culturale non godeva certo di ottima salute. Tutto il sotto settore dei servizi navigava in acque da procella omerica: mari molto mossi anche per i servizi di vendita/prevendita/prenotazione di biglietti, visite guidate/didattica museale, servizi di caffetteria/ristorazione e bookshop: i il contratto dei servizi fiduciari prevede la retribuzione oraria di euro 4,20 netti mentre col contratto Federculture già dal 1999 una retribuzione da corrispondere ammonta a euro 8,50. Le stelle sono tante cinguettava la vecchia pubblicità di un insaccato, le innovazioni necessarie per una buona gestione del settore anche. Defiscalizzare il consumo culturale proprio in quanto relativo a testimonianze aventi valore di civiltà, è non solo un atto economico e commerciale di ampia e lungimirante veduta, è principalmente un atto di coerenza. Svincola infatti il patrimonio immateriale per definizione, la cultura, dalla più materiale delle pratiche: il denaro delle tasse. Ullalà, che compito per i governanti. Non accalcarsi ai microfoni per il dibattito, prego. Ferragosto post pandemia. Il turismo impazza, pienone dovunque, si legge. Il parco archeologico naturalistico di Longola, vicino Poggiomarino, in Campania, apre solo al pomeriggio dalle 16 alle 23. Su prenotazione. Il numero di telefono è quello degli uffici comunali, ovviamente chiusi nei giorni di festa. Il turista, magari senza auto propria, deve non solo trovare il modo di arrivare al sito, quanto poi di pomeriggio, eventualmente dopo una gitarella in treno ed una passeggiatina di km 4,5. Il turista è un atleta e qui gli offrono la possibilità di scoprire il podista che alberga in lui. Lo scavo archeologico è sensazionale: un sito protostorico , dunque più antico di Pompei ,la cui scoperta ha poco più di venti anni. Qui tombe a fossa (età del ferro), capanne a forma di ferro di cavallo internamente suddivise in più ambienti, colmate (udite, udite) per allargare gli isolotti da abitare. Comunicazione. Pubblicità. Divulgazione. Parole, parole, parole gorgheggiava la tigre cantando le illusioni delle parole fini a se stesse.
Riassumendo: un sito di eccezionale interesse, un villaggio con capanne perfettamente visibili lungo le sponde del fiume Sarno, località poco raggiungibile ai più, orari capestro e quindi di difficile approccio per molte categorie di visitatori. Voglio un lucano, esclamava la fanciulla nella pubblicità di un amaro. Ai beni culturali basterebbe una buona gestione. Gli improvvisati non hanno successo. Siamo alle solite, Calimero.