Tassisti infuriati a Napoli, terzo giorno di corteo: Giro d’affari giù dell’80% ma le istituzioni ci ignorano

95

“Da un anno ormai non abbiamo risposte nette dalle istituzioni. Siamo in strada con turni ridotti e perdiamo l’80% del nostro fatturato mentre i nostri costi sono rimasti uguali”. Così Alessandro Zingone, tassista napoletano, spiga la protesta dei tassisti che per il terzo giorno consecutivo hanno sfilato in centinaia per le strade della città. Oggi il lungo corteo dei taxi ha occupato Corso Umberto e si è poi diretto davanti alla sede della Regione Campania per un lungo stop suonando i clacson, poi sono andati davanti alla Prefettura, parcheggiando tutti in Piazza del Plebiscito. “La Regione – spiega Zingone – ci dice che non ha soldi, ma qualcosa dovrà fare, possono cominciare dalle accise del carburante eliminandole e comunque cercare provvedimenti per sostenere categoria in ginocchio. Da inizio covid abbiamo avuto solo un bonus regionale per compensare in parte il vuoto del lockdown”. I taxi a Napoli sono circa 2400 e hanno avuto un tonfo nel lavoro da un anno ormai, dicendo addio ai turisti e a gran parte delle corse dei cittadini. Ora con il ritorno della zona rossa sono nel black out totale, fermi ai parcheggi senza clienti. “Io sono del sindacato Orsa – spiega Rosario Gallucci – ma in questi gironi i sindacati non contano, seguiamo il volere di uan categoria stanca di giochi sindacali e delle istituzioni. La Regione a ottobre 2020 ci aveva promesso con documento scritto che cercavano un contributo diretto alla nostra categoria, ora siamo in zona rossa e la Regione si è dimenticata di noi, come il Comune di Napoli che pensava a incentivare le fasce deboli con un bando: i soldi scadevano a dicembre, c’è stata una proroga a giugno ma il bando ancora deve partire mentre a Genova, Milano, Firenze è partito. Le istituzioni anno lo scaricabarile, ci ascoltano, ci mettono la mano sulla spalla, ci dicono ‘ora vediamo, ora facciamo’. Questa è una responsabilità che dovrebbe assumersi la Regione Campania per la disgraziata gestione della sanità che paghiamo noi e altri settori”.