Teatro, il monito di Muti: Lo Stato dovrebbe aiutare in modo massiccio il settore

17
in foto Riccardo Muti

“Mi sono battuto tutta la vita per la cultura, i teatri dovrebbero essere aiutati in modo massiccio dallo Stato”. Così il maestro Riccardo Muti presentando al teatro Regio di Torino il ‘Don Giovanni’ di Mozart che dirigerà nel nuovo allestimento firmato da Chiara Muti dal 18 al 26 novembre. Salendo sul podio dell’orchestra e del coro dell’ente lirico torinese Muti mantiene fede a una promessa fatta nel febbraio 2021 quando Nel salutare il teatro disse “avete dimostrato di essere molto al di sopra dell’ottimo, di essere un’eccellenza importante non solo di Torino ma anche dell’Italia”. Il nuovo allestimento del capolavoro di Mozart è realizzato in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo. Protagonisti delle cinque recite Luca Micheletti, Jacquelyn Wagner, Mariangela Sicilia, Giovanni Sala, Alessandro Luongo, Francesca Di Sauro, Leon Kosavic e Riccardo Zanellato. Il coro del Reggio istruito da Andrea Secchi. Le scene sono di Alessandro Camera, i costumi di Tommaso Lagattolla e le luci di Vincent Longuemare. Maestro al fortepiano Alessandro Benigni.

“Avrei voluto che in questi anni ci fosse stata molta più attenzione e attività costruttiva nei confronti della cultura che è diventata parola molto abusata, si è svuotata del suo significato profondo”, ha proseguito, poi, il maestro Riccardo Muti, a margine della presentazione del Don Giovanni. “Vorrei soprattutto – è l’auspicio – che ci fosse un maggiore insegnamento della cultura profonda sia in campo musicale, sia artistico, sia della bellezza con la B maiuscola, un insegnamento che deve cominciare dalla scuola materna per mettere fin da piccoli i giovani nelle condizioni di godere di quello che è cibo spirituale”. A chi gli domandava cosa si aspetta dal nuovo governo, Muti ha osservato “mi aspetto che operi bene: se uno di sinistra fa una cosa buona mi va benissimo così come se uno di destra fa una cosa buona mi va benissimo, bisogna evitare di scontrarsi, nella vita ci deve essere la tesi e l’antitesi perché se è solo tesi è dittatura se è solo antitesi è dittatura, le due cose devono operare insieme, confrontarsi, discutere e portare alla sintesi”.